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Tasse, la sfortuna d'esser torinesi


Tasse, la sfortuna d'esser torinesiNon è un grosso affare, economicamente parlando, essere torinesi. Intanto perché siamo italiani e, come il resto dei nostri connazionali, siamo stati travolti dalla bufera di tasse e di rincari, imposta tecnicamente dal governo di  Mario Monti. Forse non ce ne siamo ancora accorti, salvo che per la benzina o altre "piccolezze", tipo i 50 o 100 euro che già in busta paga sono venuti a mancare per il rialzo dell'Irpef.

Ce ne renderemo conto meglio ancora quando ci toccherà pagare dai 700 ai 2mila euro per l’Imu, che va a sostituire la vecchia Ici (da qualche anno abolita per la prima casa), cioè l’imposta sugli immobili. E qui entra in gioco la nostra torinesità: perché alle iatture nazionali, si sommano pure quelle locali. Pesantissime, come non mai. Sotto la Mole, infatti, ad ogni minimo taglio statale nei trasferimenti ai Comuni, parte il piagnisteo di sindaci, assessori e associazioni prenditrici di sovvenzioni varie.

Una lagna mortale, che da Chiamparino a Fassino, non ha cambiato affatto melodia: “Se ci tagliano i fondi, noi siamo costretti ad aumentare le tariffe e le imposte locali, altrimenti non riusciamo a chiudere i conti”. Già, perché tagliare le spese è sempre un’opzione vagamente lasciata nel dimenticatoio. C’è anche la Regione Piemonte che infierisce, con lo stesso criterio da pianto greco, magari meno strombazzato, ma foriero dei medesimi risultati, cioè ancora più tasse per i piemontesi, tra i quali com’è noto ci sono pure i torinesi. Così la giunta Cota ci aumenta le aliquote Irpef di competenza regionale, a dimostrazione che centrodestra (Piemonte) e centrosinistra (Torino) quando si tratta di succhiare denaro faticosamente guadagnato dai cittadini, vanno a braccetto e si trovano in perfetta sintonia d’intenti.

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Esposto dei Comitati contro il Comune


Presentato in procura il dossier del Ccst sul degrado e la criminalità a Torino

Tredici pagine per descrivere la situazione di degrado in cui sono costretti a vivere tanti torinesi. Tredici pagine per ripercorrere dodici anni di denunce, di segnalazioni all'amministrazione comunale rimaste lettera porta. «L'esasperazione popolare sta crescendo: si ha la percezione che il fuoco stia divampando sotto la cenere», sí legge nell'esposto presentato ieri ín procura dal Coordinamento dei Comitati spontanei torinesi presieduto da Carlo Verra. «Nella denegata ipotesi in cui l'incendio dovesse divampare, l'indice dovrà essere puntato solo ed esclusivamente contro i rappresentanti, passati e presenti, delle istituzioni cittadine, i quali non raccogliendo i segnali d'allarme ripetutamente lanciati dal Ccst non hanno saputo e voluto affrontare con serietà e coscienza il problema, preoccupandosi più delle logiche dei partiti di riferimento che degli interessi del popolo».

L'esposto è un elenco di problematiche - dallo spaccio ai mercati abusivi, dalla presenza di vagabondi e ubriaconi alle occupazioni degli anarchici - suddiviso in sette capitoletti, come sette sono le aree «calde» della città individuate dai Comitati. Una vera e propria mappa del degrado e della criminalità. Si parte da Porta Palazzo, con il suk abusivo e il suo contorno di spacciatori e ricettatori. Via Cottolengo, dove da qualche tempo sono ricomparsi i baby pusher. Borgo Dora, dove «in occasione della festa per l'unità d'Italia le bandiere sono state listate a lutto», si legge nell'esposto, e sono stati esposti striscioni contro il degrado. E poi, le sponde della Dora: Lungo Dora Firenze e l'area del Ponte Mosca, «di proprietà della Provincia, la quale ne ha promesso da anni la riqualificazione con ben tre costosi progetti, ma che è allo stato una narcosala, latrina e dormitorio a cielo aperto». Poco distante si trova anche l'asilo occupato di via Alessandria, a cui i cittadini avrebbero voluto restituire l'originaria funzione, ma che il Comune si ostina a lasciare nelle mani degli anarchici da diciassette anni. Il quinto capitoletto descrive la situazione di corso Principe Oddone, dove si moltiplicano i punti di ritrovo per spacciatori e delinquenti, e il sesto si riferisce a Barriera di Milano, quartiere nel quale «la situazione da anni è ormai sfuggita al controllo delle forze del'ordine - scrive il Ccst - e di conseguenza i reati, sempre più efferati, rappresentano la spavalderia dei delinquenti sicuri di farla franca». Infine, San Salvario e i portici di via Nizza, dove «le serrande che si abbassano definitivamente sono sempre più numerose e lasciano spazi sempre più ampi alla delinquenza».

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