Le grandi manovre per l’amnistia/indulto sono cominciate: dodicimila reclusi (giudicati e condannati) verranno per volere dei “buonisti di turno” scarcerati, cioè scaricati sulle spalle dei soliti cittadini che li vorrebbero trattenuti in strutture idonee di contenimento.
Il problema è che verranno rimessi in circolazione e non inseriti nella società con un posto di lavoro (molti di questi amnistiati non sanno cosa farsene di un posto di lavoro a mille euro al mese e tanto meno di un posto da precario, perché abituati a maneggiare centinaia di euro al giorno). Aspettiamoci quindi una recrudescenza di microcriminalità (come la chiamavano una volta, quando si minimizzava); solo che oggigiorno il coltello o la pistola ce l’hanno in troppi (senza porto d’armi) e i risultati si vedono.
A fronte dell’amnistia/indulto che il Parlamento dovrà forse subire, il medesimo ci sfornerà una legge sulla “legittima difesa” che, secondo le prime indiscrezioni, pare pasticciata non garantendo l’autodifesa per strada (dove si commettono i più numerosi atti di violenza).
I comitati spontanei di Torino, di concerto con quelli di tutt’Italia, considerano l’amnistia/indulto e questa legittima difesa una resa dello Stato, l’ammissione certificata che lo Stato non può garantire né la certezza della pena né la difesa del cittadino.


















