Con riferimento all'articolo pubblicato sul sito www.rinnovareleistituzioni.it, espressione del prefetto di Torino dott. Paolo Padoin, dal titolo “Comitati in lotta”, si precisa quanto segue.
Il C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi è da sempre attento ai fenomeni di degrado e criminalità che affliggono i quartieri urbani, e in questo senso si è sempre informata la sua attività. Quando ha lanciato l'allarme sulla percezione sicurezza da parte dei cittadini, la risposta è stata: «sono dei visionari». In precedenza, i suoi componenti sono stati anche considerati e definiti pubblicamente «capataz».
Per dimostrare, dati alla mano, che non si trattava di visioni oniriche, il C.C.S.T. – da ottobre a dicembre 2009 – ha girato per i mercati rionali sottoponendo ai residenti un sondaggio contenente 11 domande su criminalità, sicurezza, vivibilità e rapporti con le istituzioni. Le risposte ottenute hanno evidenziato un dato sconfortante: oltre il 90% degli intervistati ha espresso un giudizio negativo. L'indagine è autoreferenziale, secondo il prefetto Padoin. Eppure, sebbene l'indagine del C.C.S.T. sia molto più viscerale che scientifica, i dati raccolti sono del tutto omogenei con le statistiche 2009 de Il Sole 24 ORE, che hanno visto Torino posizionarsi nuovamente agli ultimi posti tra le metropoli rispetto all'indice che riguarda la sicurezza e la qualità della vita. Peggio di Napoli o Palermo.
Gli esposti menzionati dal prefetto sono stati presentati alla Procura della Repubblica di Torino per denunciare presunte situazioni di inadempienza istituzionale e non contengono alcun riferimento ai summenzionati sondaggi. L'ultimo esposto – integralmente consultabile sul sito www.ccst.it – si riferisce a sedici anni di operato delle istituzioni locali e nazionali nell'area di Porta Palazzo: i documenti allegati sono 174.
Le questioni, le diatribe, non interessano il C.C.S.T. e mai lo hanno interessato. Ciò che conta, in assoluto, è la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini torinesi.
Sarebbe opportuno che coloro che ricoprono incarichi istituzionali si occupassero con attenzione di quelle che sono le questioni che meritano veramente. Del resto, lo dicevano anche gli antichi romani: de minimis non curat praetor.


















