C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi

    

Allam vs. Pallavicini: la risposta della CO.RE.IS.


Yunus ‘Abd al-Nur Distefano è Responsabile CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) per il Piemonte e redattore della rivista online Islamicità.

Gentile dottor Verra,

a nome della CO.RE.IS. Italiana rispondo alla lettera aperta indirizzata dal Coordinamento dei Comitati Spontanei Torinesi allo Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini.

Come musulmano torinese condivido l’attenzione che il C.C.S.T. riserva ai temi della sicurezza e della legalità, nella consapevolezza che il rispetto delle leggi dello Stato e la condivisione dei valori della cittadinanza costituiscono un patrimonio comune a tutti gli italiani, a qualunque religione appartengano.

Mi permetto tuttavia di dissipare alcuni equivoci emersi nella lettera che ha avuto la gentilezza di indirizzarci. L’articolo apparso sul quotidiano “Libero” del 4 aprile 2008, infatti, è a firma dello Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini, Presidente della CO.RE.IS. Italiana, che chiarisce la differenza radicale tra la sua conversione all’Islam, avvenuta nel pieno riconoscimento dell’origine divina e della validità salvifica del Cristianesimo, e la conversione al Cristianesimo di Magdi Allam, avvenuta invece sulla base di un giudizio negativo della religione islamica, qualificata come “intrinsecamente falsa e violenta”. Come avrà potuto constatare, nell’articolo dello Shaykh non compare mai il termine “apostasia”.

Il commento che Lei contesta, invece, è del vice Presidente della CO.RE.IS. Italiana Yahya Pallavicini, membro della Consulta per l’Islam Italiano e Presidente del Consiglio ISESCO per l’Educazione e la Cultura in Occidente. L’imam Pallavicini, la cui fama di “musulmano moderato” Lei stesso ha la cortesia di definire “meritata”, è il figlio dello Shaykh ‘Abd al-Wahid ed è nato musulmano in Italia. Yahya Pallavicini commenterebbe “duramente” la conversione di Allam parlando di “apostasia”.

Come potrà verificare consultando l’Ansa del 22 marzo scorso, a parlare di apostasia è il giornalista e non l’imam, che invece si limita a constatare un dato evidente, di natura strettamente dottrinale: l’Islam riconosce la validità del Cristianesimo e la figura di Gesù, Spirito di Dio nato da Maria Vergine, mentre il Cattolicesimo non riconosce la validità dell’Islam e la figura di Muhammad. È dunque evidente che un musulmano convertito al Cristianesimo si trovi nella necessità di abiurare l’Islam, il Corano e il Profeta Muhammad, mentre un cristiano convertito all’Islam non dovrebbe e non potrebbe abiurare alcunché.

L’imam Yahya Pallavicini non ha mai usato il termine “apostasia” proprio nella consapevolezza della valenza estrema che gli attribuiscono gli integralisti. Poiché Lei stesso riconosce volentieri, con encomiabile sincerità, di non essere tra i “profondi conoscitori” dell’Islam, mi permetto di specificare che spetta ai sapienti, agli intellettuali e ai maestri spirituali il compito di declinare i principi immutabili della Tradizione nelle contingenze mutevoli, mentre i fondamentalisti vorrebbero applicare una visione ideologica, formalista, ignorante e violenta della dottrina islamica, visione che con l’Islam non ha nulla a che vedere.

Dunque, se mai dovessimo usare il termine apostasia, lo faremmo nel senso etimologico della parola, che richiama proprio il “volgersi indietro” di chi, ad esempio, abbraccia una religione precedente alla propria. È “apostata” un cristiano che diventi ebreo, e non viceversa, o un musulmano che diventi cristiano, e non viceversa. Incidentalmente, noto che anche la Chiesa Cattolica considera illegittima la conversione ad altra religione, precedente o successiva che sia. Si tratta di considerazioni puramente “teologiche”, che spero mi perdonerà e che ci auguriamo di poter esplicitare senza essere sospettati di voler fomentare estremismo e violenza.

La CO.RE.IS. Italiana sostiene senza ambiguità, con forza e chiarezza, il diritto alla libertà religiosa di ogni uomo o donna, proprio in conformità alla dottrina coranica, che insegna come non vi possa essere costrizione nelle scelte di fede. Nessuno può usare la forza per imporre o impedire una conversione, e la condanna teologica della conversione dall’Islam ad una religione precedente non implica certo la “licenza di uccidere” gli eventuali “apostati”.

Sappiamo che i fondamentalisti giustificano e sollecitano l’uso della violenza contro tutti coloro che non aderiscono alla propria ideologia fanatica e siamo consapevoli dei rischi che lo stesso Magdi Allam corre in Italia e altrove, ma avrà potuto constatare come la nostra attività pubblica vada nella direzione esattamente opposta. Da anni la CO.RE.IS. Italiana promuove un Islam religioso, spirituale e responsabile, integro e non integralista, intellettuale e interculturale, per il beneficio di tutti i cittadini, religiosi e non religiosi, musulmani e non musulmani. Poiché siamo fermamente convinti che la conoscenza reciproca costituisca il presupposto imprescindibile per evitare ogni malinteso, mi permetto di segnalarLe l’indirizzo del nostro sito (www.coreis.it) e quello di Islamicità, la Rivista dell’Islam italiano (www.islamicita.it).

Con l’auspicio di aver contribuito a superare gli equivoci sorti in queste settimane, resto a Sua disposizione per ogni chiarimento. Naturalmente potrà pubblicare questa risposta sul sito del Coordinamento, a beneficio dei cittadini torinesi, giustamente preoccupati da una crisi di valori che si esprime anche nell’illegalità diffusa e nelle derive dell’estremismo islamista, che tuttavia si colloca agli antipodi della religione islamica.

Gradisca l’espressione dei nostri saluti più cordiali.


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