Gli organi di stampa si sono scatenati dopo aver scoperto che ai massimi livelli dello Stato si pratica il Bunga Bunga. Questo Bunga Bunga non sembra essere solo un ballo sexy oppure un fiore indonesiano, ma qualcosa di più. Tutti si chiedono cosa effettivamente sia. Ebbene, il Bunga Bunga è nato a Torino, più precisamente a Porta Palazzo, circa una ventina di anni fa.
Sì, proprio il Bunga Bunga, una danza propiziatoria carica di bugie, di illegalità, di immigrazione clandestina, di traffico di droga e di sesso a pagamento che molti torinesi conoscono fin troppo bene. Gli italiani non si fanno mancare niente, proprio come i vertici del nostro Stato, e a questa consuetudine non sfuggono di certo gli abitanti di Porta Palazzo, un angolo di città dove ormai da anni si balla questa erotica danza copulativa circondata dal fascino dell'illegalità istituzionale.
Quella che per i vertici dello Stato sembra essere una recente fascinazione è per noi una storica realtà quotidiana. Non ci credete? Facciamo un po' di analisi comparativa e stiamo a vedere...
Le bugie. Non sono una novità. Le abbiamo sentite anche noi. Le sentiamo da sempre. Sono anni che riceviamo dalla politica promesse che, nel tempo, si sono rivelate solo delle grandi bugie. L'illegalità? C'è. Conviviamo con l'illegalità diffusa da circa una ventina di anni. I clandestini? Non ci mancano di certo, anche se non finiscono nei nostri letti. La droga? Abbonda. Rispetto ai nostri rampanti governanti siamo però dei veri privilegiati: ne abbiamo di tutti i tipi e scorre a fiumi nelle vie, nelle piazze e alle fermate dei tram. I tossicodipendenti? Anche di questi ne abbiamo a bizzeffe. Certo non sono blasonati come i rappresentanti dello Stato, ma “bungano” numerosi nelle nostre vie con le loro menti fuse e ci si deve accontentare. I minori non accompagnati? Nelle soffitte di Porta Palazzo c'è ne sono tanti; alcuni “bungano” con lo spaccio della droga, altri “bungano” senza entusiasmo lungo le rinomate vie del sesso di Torino. Le prostitute maggiorenni? Un bunga bunga unico e irripetibile.
Visto? I potenti italiani ci fanno una pippa. Vivono un'illegalità orgiastica del tutto misera se confrontata con quella che è la nostra quotidianità. Sono anni che godiamo della presenza di puttane ed affini (scippatori, borseggiatori e chi più ne ha più ne metta). Non solo. Quello che loro pagano salato noi lo abbiamo gratis. Gratis, capite. L'illegalità nei nostri quartieri è uno standard, non un optional da ricercare a caro prezzo. E di questo siamo estremamente grati al potentume che ci ha dato puttane e delinquenti (lo champagne alla prossima tornata elettorale) quando, complice la crisi economica che ci rende tutti un po' più poveri, non potremmo goderne altrimenti.
Già, i poveri. Anche quelli non mancano. Porta Palazzo, Torino e l'Italia intera sono pieni di pensionati, di italiani ed immigrati che hanno perso il lavoro, di giovani cronicamente disoccupati e di cassaintegrati che tirano a campare. Gente onesta, in dignitosa attesa di essere aiutata a trovare una soluzione ai propri problemi esistenziali. Gente lontana dai fasti di quel bunga bunga che è la quotidianità di politici, giornalisti e facoltosi uomini di mondo.
Cari rappresentanti dell'Italia che conta, vogliamo che vi uniate a noi nel nostro ballo del Bunga Bunga. Anche a Torino, cittadini ed istituzioni insieme e senza differenze. Venite a ballare il Bunga Bunga insieme a noi, a Porta Palazzo, all'interno dei palazzi ristrutturati ed abbandonati ad un destino di degrado; o con i centri sociali nell'ex palazzo dei vigili del fuoco. Invitiamo a questo splendido ballo anche i commercianti dell'abbigliamento, da tempo lontani dalla piazza, e nella magnificenza del PalaFuksas apriamo le danze in compagnia dei tossici, degli spacciatori, dei nullafacenti e dei venditori di oggetti di dubbia provenienza che da anni vi stazionano davanti impuniti ed indisturbati.
La festa è così ganza da richiamare troppa folla? Niente paura. Se il PalaFuksas non bastasse, possiamo sempre ballare il Bunga Bunga nel Palazzo detto del Mauriziano, simbolo dello spreco dei soldi dei cittadini, quei cittadini che lavorano tanto e ballano poco. Qui possiamo ballare il Bunga Bunga con gli amici del Progetto “The Gate” o con quelli dello sportello d'ascolto del cittadino, signori che sanno bene come trasformare in musica evanescente le proteste e le lamentele dei loro assistiti. Il Bunga Bunga trionferà di certo anche qui: le parole dei tanti cittadini frustrati, delusi o arrabbiati possono diventare una splendida melodia d'accompganamento all'orgiastico Bunga Bunga che vi si consuma ogni giorno.
Il Bunga Bunga non riposa mai. Neppure di domenica, quando la festa si sposta nel nuovissimo mercato degli stracci. Quella della domenica è una festa particolare, colorata com'è dell'illusione dell'accoglienza e della legalità, arricchita da un po' di ipocrite bugie e condita da un pizzico di droga. A Porta Palazzo non si vuole che manchi nulla, si sa. E, se ancora abbiamo voglia di giocare, possiamo farlo con la Polizia ad una delle tante varianti del Bunga Bunga torinese, il famoso gioco dell'io scappo e tu mi rincorri, dell'io salgo sui tetti e tu resti al guado sotto. Venghino siori e siore, si gioca ogni giorno.
A questa festa infinita non invitiamo però i commercianti di Porta Palazzo. Da anni iniziano a ballare il Bunga Bunga all'alba e non sia mai che, stanchi del solito ritmo, ci rovinino la festa. Noiosi proletari borghesucci che non sono altro.
Anni fa un poeta, tal Jovannotti, chiedeva all'Italia intera: «È qui la festa?». Sembrava un fesso, ma era un genio. Aveva capito tutto. Dai ragazzi! Tutti insieme, onesti e disonesti, ladri e scippatori, pagatori di tasse e disgraziati, esclusi sociali e benestanti, operai e disoccupati, centri sociali e istituzioni cittadine, balliamo il Bunga Bunga. Festeggiamo tutti insieme il Bunga Bunga, nato in questa piazza circa vent'anni fa. Festeggiamo la consapevolezza di aver finalmente capito chi lo ha ispirato e perché, nonostante le nostre richieste di chiudere le danze una volta per tutte, abbiamo sempre dovuto continuare a ballarla.
Ogni favola, ogni storia ha una sua morale. Il Bunga Bunga vuole far passare la morale che tutti fanno le stesse cose e che tutto è uguale a tutto. La nostra morale è che ognuno di noi è diverso dall'altro, sia come persona che come elemento sociale. Il Bunga Bunga annulla le differenze e con esse i problemi. Nella discoteca chiamata Italia ci sono però una costituzione ed un sistema giudiziario che, in modo chiaro, distinguono quelli che sono i comportamenti leciti da quelli illeciti, i comportamenti moralmente riprovevoli da quelli accettabili.
La politica, per difendere sé stessa, tenta di distruggere la morale e quegli stili comportamentali sedimentati in migliaia di anni di vita sociale del genere umano. Nel nostro piccolo pezzo di città, Porta Palazzo, sentiamo da anni sulla nostra pelle la protezione istituzionale di cui gode chi calpesta la morale giorno dopo giorno. Per questa ragione un'arrogante schiera di delinquenti non ha paura di niente. Per questa ragione i deboli continuano a subire.
Noi cittadini dei comitati spontanei, nonostante tutto, non ci arrendiamo alla filosofia «del tutto è uguale a tutto». Potete scordarvelo. L'esperienza ci dice che questa filosofia è pericolosa perché rende i potenti più potenti e i deboli sempre più deboli. Ecco perché vogliamo che le danze finiscano. Il Bunga Bunga deve finire e si deve recuperare la consapevolezza di ciò che è bene e di ciò che è male. Ecco perché continueremo a lottare, nel rispetto della giustizia e della nostra carta costituzionale, affinché la salute pubblica e la sicurezza di tutti trionfino sul male. Un male da combattere nelle sue varie forme, sia che si manifesti a Porta Palazzo che ai vertici del nostro Stato.
Combattiamo un male che è l'illegalità dei nostri rappresentanti, signori eletti ai vertici dello Stato per governare un paese e non per ballare un bunga bunga che è sempre a nostre spese. Vogliamo, pretendiamo, che i rappresentanti del popolo siano promotori di legalità e lavorino affinché il bene comune trionfi sulla corruzione. Molti politici, una volta eletti, tendono a dimenticarsi che ci devono molto. Occupano prestigiosi scranni non per un fortuito caso del destino, ma grazie al nostro impegno. Hanno promesso di battersi per la legalità e, per dare loro la possibilità di trasformare in fatti le promesse, sono stati votati. Una scelta che potrebbe non ripetersi.


















