Classe dirigente o classe ripetente?
La classe dirigente che risposte ha dato dal 1995 ad oggi? I rappresentanti delle istituzioni, locali e nazionali, hanno costantemente e pervicacemente negato l'esistenza dei problemi portati alla loro attenzione. Quando la gravità della situazione è poi diventata tale da non poter più essere taciuta da nessuno, la risposta è stata la minimizzazione e la sdegnata attribuzione al cittadino di sentimenti vili quali il razzismo, la mancanza di solidarietà e l'egoismo.
Oggi la situazione di allarme è innegabile e sotto gli occhi di tutti, anche dei minimizzatori di professione. E non solo a Torino. Il cittadino, usando il semplice buon senso, aveva già intuito i rischi. E la classe dirigente? Cosa aveva intuito quella variegata élite di persone preparate e pagate profumatamente dalla collettività per amministrare l'oggi, cogliendo le trasformazioni della società per predisporre misure atte ad affrontare nelle migliori condizioni possibili il futuro?
La nostra quotidianità ci dice che costoro hanno clamorosamente fallito il loro compito. Troppa ideologia, troppo pressapochismo, troppa indifferenza verso il cittadino in difficoltà e troppa superbia uniti ad una preparazione spesso inadeguata hanno reso la nostra classe dirigente non credibile e incompetente. Forse più che parlare di classe dirigente bisognerebbe parlare di classe ripetente, una definizione sicuramente più adatta per descrivere persone che non hanno capito, o non hanno voluto capire, nulla di quanto avrebbero dovuto capire.
Oggi, unidici anni di inadempienze sono recuperabili? Sono recuperabili da quella stessa classe dirigente che ne porta la responsabilità? Ancora una volta il semplice buon senso ci fa dire di no.
Scrutinio finale: bocciati!


















