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Il Duca e il Regio Parco


Il Duca e il Regio ParcoNell'affannosa corsa degli aspiranti sindaci e/o consiglieri per assicurarsi un seggiolino caldo, ma anche - diamine - uno strapuntino nel nuovo organigramma del Comune, ad un certo momento questi, "toccati" come accadde al grande San Paolo, sono emigrati nelle periferie, lamentandosi (non vi dimenticheremo!) tanto che dal buio della Storia è sembrato riemergere quel grido inquietante: a Danzica, a Danzica!!

Già, le periferie. Qualcuno afferma che sono una parte della città, magari un po' "border line" dove vivono bravi onesti lavoratori, già tute blu, ma pure giovani, anziani, dove la gente comune non ha orchestre, dove il popolo frequenta corsi serali di galateo per poter far parte della società civile.

Narrano le cronache del Piemonte che un Duca, tale Emanuele Filiberto, gran savoiardo e non di meno piemontese, abbia realizzato nella metà del XVI secolo nella periferia Nord dell'Augusta dei Taurini, la nuova Capitale, il palazzo delle "Delitiae" ed un grande parco dove si coltivavano i gelsi per i bachi da seta. Era nato il Regio Parco! Il bio-ecologico parco ducale "ante litteram". Ed ogni domenica il Duca lo metteva a disposizione dei cittadini di quella prima periferia. Ora siamo all'alba del terzo millennio. Non c'è più il Duca, ma disponiamo di sane istituzioni iperdemocratiche attente alle necessità dei cittadini. E sono arrivate poi le Olimpiadi ed agli ignari turisti provenienti da Nord il nostro Regio Parco (una della porte d'ingresso della città) non ha avuto più gelsi da offrire, ma tonnellate di discariche nauseabonde!

C'è anche del comico in questa storia. Narrano le cronache che l'anno scorso, alcuni maggiorenti della VI Circoscrizione, si siano stupiti della massiccia presenza umana, abusiva da anni, ed incuriositi dai misteriosi cumuli in putrefazione.

Ed ora noi, che ci consumiamo per onorare degnamente il nostro 150° compleanno. Il già Regio Parco ducale agli ignari poveri turisti non potrà che offrire ancora tutte le sue miserie.


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