Dopo il rinvio della scorsa settimana, il Consiglio dei Ministri è riuscito ad approvare l’annunciato “pacchetto sicurezza”, costituito da 5 disegni di legge (DDL). Il provvedimento non è però ancora legge e non è detto che lo diventerà: i DDL devono infatti venire approvati dal Parlamento e l’opposizione, all’interno della stessa maggioranza, è fortissima.
Stando così le cose, del “pacchetto sicurezza” non parleremo fino a quando non verrà approvato ed attuato, se mai lo sarà. Sono più di dieci anni che sul tema sicurezza si fanno solo chiacchiere inutili e siamo stufi di discutere del nulla. Ci limitiamo dunque a segnalare qualche piccola incoerenza di fondo.
Se il Governo avesse voluto dare una risposta certa ad un problema, quello della sicurezza, che è sempre più pressante avrebbe potuto usare la Finanziaria e parte delle risorse del famoso "tesoretto" per dare più mezzi alle Forze dell’Ordine. Inoltre, considerando l’abitudine a governare per decreto legge, il "pacchetto sicurezza" avrebbe potuto essere presentato da subito come tale, così da trovare immediata attuazione. Infine, perchè il Governo italiano non ha prontamente recepito la direttiva europea che permette di espellere da un paese dell’Unione anche un cittadino comunitario, qualora questi non sia in grado di mantenersi? Perchè il Sindaco di Roma Walter Veltroni chiede a gran voce sui mezzi di informazione pacchetti ed espulsioni quando basterebbe che richiamasse la sua maggioranza al rispetto scrupoloso delle direttive europee? Forse per fare un pò di propaganda a buon prezzo e buttare il solito fumo negli occhi dei cittadini.
Vogliamo invece soffermarci su un altro tema collegato alla sicurezza e parlare di immigrazione. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha recentemente affermato che “senza immigrati il sistema Italia si bloccherebbe”. Secondo l’ultimo dossier statistico presentato dalla Caritas-Migrantes, gli stranieri regolari in Italia sono 3,7 milioni e sono aumentati del 21,6% in un anno: per ritmo di crescita siamo al vertice in Europa. A questi vanno aggiunti gli stranieri irregolari, che ad essere ottimisti sono più di un milione. In un paese di 58 milioni di abitanti, cinque milioni di stranieri non sono ancora sufficienti?
Parlare di accoglienza è facile e soddisfa le esigenze di Confindustria, sindacati, Caritas e professionisti della solidarietà a spese altrui. Vivendo quotidianamente i benefici di questa accoglienza crediamo di non meritarne altri e siamo, per questo, disposti persino a correre il rischio che il sistema Italia si blocchi. Non vivendo nei Palazzi ben difesi della Casta ci chiediamo ansiosamente quando finirà questo afflusso non regolamentato di cittadini stranieri nelle nostre città.
Cinque milioni di persone sono tanti, troppi. Se si prosegue con l’accoglienza a questi ritmi, cosa andranno a fare i milioni di nuovi arrivati in una nazione in cui la disoccupazione è già un problema? Che tipo di lavori inventeremo per loro e per noi? Altro che precariato. Presumibilmente andranno ad incrementare il già cospicuo esercito della criminalità. Il Presidente Napolitano ha dimenticato, o forse preferisce ignorare, qual’è il tasso di criminalità tra gli stranieri. Nel corso del 2006 in Italia vi sono stati oltre 90 mila ingressi in carcere “dallo stato di libertà”, il numero più alto a partire dal 2000. Di questi il 47,7% ha riguardato cittadini stranieri.
Negli ultimi due anni i rimpatri sono drasticamente diminuiti perchè il Governo ritiene costino troppo e una parte non minoritaria della magistratura continua ad ostacolare qualsiasi iniziativa per espellere i delinquenti. Quanti di costoro vivono di assistenza pubblica e quanto costano al giorno al contribuente italiano?
L’Unione europea ha già stanziato ed erogato a Spagna, Grecia e Francia milioni di euro per le espulsioni. Il Vice Presidente della Commissione Europea Franco Frattini ha affermato che i fondi per rimpatriare forzatamente gli indesiderati ci sono ed ha aggiunto che “basta chiederli”. Se ne desume che è il nostro Governo a non richiedere questi fondi e che l’espulsione non viene attuata unicamente per motivi ideologici.
Intanto, nelle città, la gente continua ad essere aggredita e a rimetterci la vita. Perché in Italia di ideologia si muore.


















