Riportiamo di seguito l'intervento tenuto il 27 gennaio 2007 dal presidente del C.C.S.T. Carlo Verra nell'aula magna del Palazzo di Giustizia di Torino in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'Anno giudiziario 2007.
Torniamo qui due anni dopo: allora fu il nostro primo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, un fatto per noi importante, che significava una nuova attenzione da parte delle istituzioni verso quei cittadini che, in quanto abitanti di zone a rischio, sono rappresentati dai comitati spontanei.
In quell'occasione riportammo le parole del dott. Francesco Favara, procuratore generale della Cassazione, secondo il quale in Italia ben quattro reati su cinque rimangono impuniti; sottolineammo che ciò avveniva in un Paese con conta circa un milione di persone in divisa e concludemmo dicendo che qualcuno non lavora o non lavora bene e che tutta la popolazione ne subisce le conseguenze. Non mancammo inoltre di sottolineare lo scandalo dato da un palazzo che sembrava affogare nelle discussioni sofistiche mentre la casa comune era in fiamme.
Cosa è cambiato due anni dopo? Sembrerebbe nulla, salvo un indulto che ha riversato contro le nostre case ed i nostri negozi migliaia di delinquenti. Allora ci fu anche detto che la situazione sarebbe sicuramente peggiorata con la scandalosa riforma della giustizia voluta dal governo Berlusconi. Ad oggi la riforma non è stata ancora fatta e lo spettacolo offerto sui temi della sicurezza è rimasto invariato. Brutto era e brutto è rimasto.
Lo scandalo è un Paese in cui tutto è in crisi (sanità, istruzione, giustizia e trasporti), salvo l’espansione instancabile di una politica onnivora che impone tasse senza fornire ai cittadini alcun servizio di qualità.
Lo scandalo è una classe politica che distrae l’opinione pubblica con polemiche sterili e lontane dai veri problemi degli italiani, vedasi le diatribe sui pacs o sul doppio cognome, mentre ormai noi cittadini rinunciamo persino a denunciare i reati gravi, perché tanto abbiamo l'amara consapevolezza che non si ottiene mai nulla: penso alle tante situazioni di spaccio di stupefacenti o di sfruttamento della prostituzione o di violenza consumata nelle strade che abbiamo segnalato all'autorità giudiziaria senza ricevere in tutti questi anni alcuna risposta degna di nota.
La drammaticità della situazione non ci fa certo dimenticare che tanto degrado non vede responsabili solo la magistratura o le forze dell’ordine, ma si spiega nella crisi grave che vive l’idea stessa di legalità: ricordo un salmo che recita grosso modo così: «La tua legge ci insegna la tua sapienza». A volte ci chiediamo, noi che viviamo la "strada" sulla nostra pelle, se certe leggi siano state fatte da un pazzo.
La rabbia che proviamo non ci fa dimenticare la speranza; sappiamo bene che sono tante le persone di buona volontà ad essere convinte che un sistema democratico si può salvare solo se sono rispettate le libertà dei cittadini, tra le quali c’è quella fondamentale di vivere in sicurezza.
Per questo la nostra attenzione va a quei magistrati - e vorrei citare il dott. Andrea Padalino ed il dott. Luigi Borgna - che hanno preso l'iniziativa coraggiosa, da noi fortemente sostenuta, che si propone di mandare in galera chi si brucia i polpastrelli per impedire il controllo delle impronte digitali.


















