Riportiamo di seguito l'intervento tenuto il 31 gennaio 2009 dal Presidente del C.C.S.T. Carlo Verra nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Torino in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009 per il distretto della Corte d'Appello di Torino.
I cittadini aderenti al C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi sono qui a presenziare all’apertura del nuovo Anno Giudiziario, come già avvenuto negli ultimi anni, per sottolineare il ruolo essenziale svolto dalla Magistratura nel garantire un’ordinata e serena vita civile.
La cronaca di questo inizio d’anno ci restituisce tuttavia l’immagine di un Paese che di civile ha ben poco. L’attenzione popolare è stata infatti duramente colpita dai gravi fatti di violenza occorsi a Roma e Guidonia. È cronaca, ma anche Storia: da troppi anni la violenza dilaga e devasta il tessuto sociale del Paese, angustiando la vita dei cittadini. È ormai impossibile per chiunque, anche per il più incallito ottimista, sostenere che viviamo in una realtà accettabile.
Noi del C.C.S.T. siamo stati fin dall’inizio testimoni di questa Storia. Abitiamo in quartieri che per primi si sono dovuti confrontare con cambiamenti epocali della società: le nostre vie, una volta tranquille, sono diventate supermarket a cielo aperto della droga a buon mercato e riserve di caccia per spacciatori e scippatori. Ragazze schiavizzate e sfruttate da criminali senza scrupoli hanno progressivamente occupato il territorio. Lo Stato ha ceduto colpevolmente la propria sovranità ai vari racket e bande di criminali.
La mancanza di una ferma volontà nel contrastare questi fenomeni ha fatto sì che il cittadino perdesse sempre più libertà. Ad esempio, la libertà di uscire di casa la sera senza dover mettere fatidicamente in conto la possibilità di essere vittima di aggressioni e minacce.
Lo Stato ha abbandonato i suoi cittadini, ma i cittadini non hanno mai abbandonato il loro senso civico. Lo affermiamo con orgoglio. Questi anni di degrado sono anche stati anni di denunce, di proteste, di segnalazioni alle Istituzioni. Il più delle volte inascoltate.
E, dalla Storia, arriviamo alla cronaca. Il persistere di questi fenomeni ci induce a denunciare, una volta di più, la sensazione di essere interlocutori inascoltati di Istituzioni che appaiono incapaci di prevenire i problemi. Abbiamo sempre più la sensazione che vi sia la volontà di minimizzare, per non dover ammettere colpe gravissime.
I rimedi messi in campo, anziché stroncare l’infezione, permettono il suo dilagare progressivo in tutto il corpo della città. Abbiamo leggi che sembrano essere state scritte per offrire mille scappatoie a chi delinque, non dando nessuna speranza a chi è o potrebbe essere vittima. Le pene sono apparentemente severe, ma tutti sanno che non verranno mai applicate o che saranno vanificate da consistenti sconti di pena accordati anche a chi ha compiuto atti efferati. I delinquenti, spesso e volentieri, non vanno neanche più in galera, potendo scontare comodamente la pena agli arresti domiciliari.
A questo gioco al massacro dell’onesto, non ci stiamo più. Occorre ripristinare al più presto la certezza della pena. I cittadini pretendono che chi delinque sconti effettivamente in carcere il periodo convenuto per il reato commesso. Occorre intervenire sul “minimo della pena”. Il “massimo della pena”, infatti, è una blando palliativo per un male che richiede urgentemente la somministrazione di dosi elevate di antibiotici. In quest’ottica, un “minimo della pena” adeguato e la sua certezza sono l’unico antidoto al virus pernicioso della delinquenza che ha aggredito il nostro Paese.
In conclusione, vogliamo rivolgere un ringraziamento caloroso a quella parte della Magistratura che si è posta con attenzione all’ascolto delle istanze del cittadino, aiutandolo, con iniziative molto apprezzate, ad alleggerire la pressione della delinquenza in aree della città particolarmente sfortunate. Auspichiamo che questo spirito collaborativo possa continuare nel tempo e speriamo di poterci presto proporre come parte civile in un processo che giudichi quei venditori di morte che hanno spadroneggiato per troppo tempo nelle nostre vie.
È notizia dell’ultima ora che la Città di Torino vorrebbe costituirsi anch’essa in qualità di parte civile contro i pusher di Tossic Park. Si tratta di una svolta importante nei rapporti tra i cittadini ed Istituzioni locali, perché riavvicina idealmente le posizioni di chi, come il Coordinamento dei Comitati Spontanei Torinesi, denunciava i problemi della Città a quelle di chi, l’Amministrazione Comunale, si ostinava a ignorarli pervicacemente. Il Comune, manifestando la volontà di costituirsi parte civile, ammette implicitamente che i problemi non erano poi così marginali.
Il tempo, che è più galantuomo degli uomini, ci ha dato ragione. E, consentitecelo, è una bella soddisfazione vedere finalmente le Istituzioni al servizio del cittadino.
Buon lavoro.
















