Nella riflessione della scorsa settimana abbiamo osservato come il sistema partitico non solo non abbia alcun merito nel processo di rinnovamento e di semplificazione politica che è in atto in questi ultimi mesi, ma anzi sia stato costretto a subirlo. Vorrei continuare questa analisi focalizzando l'attenzione sul tema del consenso. Sì, perché ora i partiti che si propongono di governare il Paese, e non solo di avere un diritto di tribuna in Parlamento, devono affrontare e risolvere il problema di quei pacchetti di consensi controllati da personaggi che, a livello locale, hanno creato negli anni veri e propri feudi elettorali.
Il consenso viene accordato al politico in quanto delegato a far funzionare bene l'amministrazione o, piuttosto, in quanto elargitore di favori? Spesso, troppo spesso, è proprio quest'ultima la funzione che viene consapevolmente esercitata dal politico e richiesta dal cittadino. Cittadino che dimentica, o non vuole rendersi conto, che ad essere elargiti non sono favori, ma diritti negati.
Ed ecco allora che in molte zone d'Italia i diritti dei cittadini vengono sommersi ed ostacolati da una burocrazia macchinosa ed asfissiante che li rende, forse volutamente, impossibili da garantire. Del resto, non diciamo nulla di nuovo. Le cronache dei giornali sono purtroppo piene di storie di diritti negati e di favori illeciti: dalle pensioni di invalidità ai facili finanziamenti, dalle esenzioni mediche ai ricoveri ospedalieri, dalle assunzioni agli appalti.
Il cattivo funzionamento dello Stato non solo non danneggia i politici che ne sono responsabili, ma è alla base delle loro fortune elettorali. Molti personaggi che popolano la scena politica del Belpaese posseggono (sic!) cospicui pacchetti di voti che fanno gola a tutti i principali partiti. Da dove deriva questo consenso? Dall'aver ben governato ed amministrato? Giammai! Il consenso, nella sua forma grezza costituita dai voti, è direttamente proporzionale al malgoverno. In Italia è importante elargire favori e non governare bene. Anzi, peggio si governa, più richieste e necessità di favori ci saranno e più il consenso aumenterà.
Fantapolitica? Eppure c'è chi, nonostante abbia male amministrato intere regioni, danneggiato l'immagine dell'Italia nel mondo e subito condanne con il fumus di mafia, se la ride di gusto.
Questi personaggi, che sebbene la Costituzione tuteli la libertà d'espressione è pericoloso nominare, sono ben lungi dal fare le valigie e si ripropongono sfacciatamente con l'arroganza che solo la certezza di essere indispensabili elargitori di favori consente loro.
Noi cittadini dovremmo iniziare a pretendere, al di là delle ideologie e degli schieramenti, che lo Stato funzioni. Dovremmo pretendere che i nostri governanti la smettano di elargire come favori quei diritti che loro stessi ci negano. Perché ciò succeda, dobbiamo renderci conto che il consenso deve essere proporzionale al buon governo. Votiamo con intelligenza; votiamo chi pensiamo possa essere utile a tutto il Paese e non solo a noi stessi. Facciamoci un esame di coscienza ed estirpiamo quella classe politica che va a nozze con la mala amministrazione e che ci sta spingendo sempre di più sull'orlo del baratro.
Un vecchio adagio meridionale recita più o meno così: "I politici non fanno gli acquedotti perché se no alle prossime elezioni cosa ci promettono?". Ebbene, mandiamo a casa chi è da sin troppo tempo che promette acquedotti e poi sa solo regalarci qualche bottiglietta di acqua minerale.


















