Ora stiamo assistendo al pianto dei coccodrilli. Piangono oggi, ma solo per opportunità. Piangono un pianto falso che si spegnerà fra qualche giorno e tutto tornerà come prima. Noi cittadini comuni piangiamo da molti anni e non abbiamo più lacrime da spargere ma solo rabbia e disgusto. Abbiamo sperato e lottato per la riduzione del nostro dolore denunciando i fatti che ci fanno soffrire. Abbiamo richiamato l’attenzione dei coccodrilli ora piangenti con in mano i loro lacrimari traboccanti di falsità. Lo abbiamo fatto con un civile richiamo, implorandoli di impegnarsi a costruire una società dove trionfi la legalità. Lo abbiamo fatto con le manifestazioni, le petizioni, costruendo le mappe del disagio, la denuncia dei comportamenti con cui si consumano gli atti delittuosi, ecc...
L’illegalità non è nata oggi come ci vogliono far credere, come pure non si è verificata oggi l’invasione migratoria. Le città invisibili non si sono riempite di disperati e di delinquenti da un giorno all’altro. Era tutto visibile e lo abbiamo denunciato, quindi, questo patrimonio di conoscenza da sempre appartiene alla classe politica e alle varie Istituzioni dello Stato.
Da anni segnaliamo tutto ciò. Cosa avete fatto? Niente… Dove eravate? Chiusi, ieri come oggi, all’interno dei vostri privilegi di casta e sordi a qualsiasi richiamo di aiuto.
Ci voleva la morte della moglie di un rappresentante dello Stato per smuovere le vostre coscienze. Nel dolore della morte di uno di voi ci si può riconoscere e da lì si può partire per sdegnarsi e proporre soluzioni immediate a vostra difesa. In questi anni tanta gente comune è stata uccisa, altri scippati, molti borseggiati, tante donne violentate per strada e nei giardini e quanti furti negli appartamenti? Quanto sangue versato in questi luoghi e tanto altro nelle attività commerciali prese di mira dai delinquenti. Quante lacrime e quanto dolore è stato speso dai sopravissuti e dalle vittime dei soprusi. Si può continuare su questa strada parlando della prostituzione diffusa che si è colorata di schiavitù, dello spaccio di droghe a cielo aperto, di intere aree cittadine conquistate dai tossicodipendenti, del riciclaggio di merce rubata, dello sfruttamento dei minori coinvolgendoli nello spaccio, l’accattonaggio e i borseggi, per concludere con le nostre denunce per lo sfruttamento degli stessi immigrati nel lavoro nero e negli onerosi affitti.
Quanti motivi per piangere signori coccodrilli c’erano prima di questa esposizione pubblica del vostro dolore e quanti ce ne sono ancora. Gli invisibili non vivono solo nelle baracche ai margini della città come ipocritamente sembra che abbiate scoperto, ma anche negli appartamenti del centro città e della periferia. Anche in questi luoghi si ammassano migliaia di invisibili sempre con le valigie in mano, pronti a spostarsi. Valigie che spesso viaggiano di notte per non richiamare troppo l’attenzione. Altri invisibili abitano nei sottotetti, chiamate soffitte, in realtà veri e propri tuguri. Molti altri hanno occupato cantine. Stranieri senza fissa dimora di ogni età e tossicodipendenti la fanno da padroni in questi luoghi. Bombe ad orologeria pronte ad esplodere e a spargere altro sangue. Tutto ciò lo conoscete perchè lo abbiamo segnalato da tempo. Quanti morti ancora per sanare queste situazioni? Purtroppo ce ne saranno ancora tanti.
Il cittadino comune è privo di ascolto se è onesto. A nessuno interessa il suo grido disperato di aiuto. A lui può capitare di tutto e tutto resterà anonimo. A lui verrà detto che deve accogliere, tollerare, comprendere e se subisce un’aggressione lo si invita a non reagire e a perdonare. Se protesta lo si etichetta con disprezzo come intollerante, razzista o ancora, fascista. Lo si definisce impaurito dalla diversità. In sintesi, un povero mentecatto che non ha capito nulla della vita e delle relazioni sociali complesse di questa società così aperta e pronta ai cambiamenti. Se poi le proteste si ripetono nel tempo a causa della non risoluzione dei problemi i nostri brillanti rappresentanti istituzionali, oggi sofferenti e piangenti, forniscono la solita risposta: "sono sempre gli stessi". Complimenti! Ottimo modo per ignorare i problemi ma anche per non confrontarsi con le vostre incapacità e la vostra negligenza.
C'è poco da piangere e tanto da lavorare per ristabilire il diritto a vivere nella legalità, cari signori politici. Dovete rimboccarvi le maniche e iniziare a fare pulizia al vostro interno per poi passare ai rappresentanti dello Stato che si occupano della sicurezza promuovendo leggi che li rimuovano immediatamente, e non premiarli come capita oggi, quando non fanno il loro dovere. Dovete ascoltare noi cittadini onesti perchè siamo le vene pulsanti di questa Italia e delle nostre città. Siamo noi che possiamo elevarvi agli onori degli altari o farvi precipitare velocemente.
Legalità è civiltà. L’illegalità stimola e richiama altra illegalità e risucchia al suo interno tante coscienze oneste annebbiate dalla rabbia e dalla disperazione. Così andando, si finisce per produrre una società di mostri. Questo è ciò che avete costruito in questi anni con la vostra cecità e con la vostra falsa tolleranza, ed è tempo che ve ne assumiate le responsabilità.
È tempo che vi diate una mossa. È tempo che la facciate finita nello spendere troppe parole nel lodarvi in questa assurda rincorsa ad apparire come i migliori rappresentanti nella politica della legalità. Noi sappiamo bene che utilizzate qualsiasi tema per poter mantenere saldamente le vostre poltrone o tentare di sottrarre le poltrone altrui. Questa è una cosa che fate per curare i vostri interessi di casta e non per dar soluzione ai nostri problemi. Noi attendiamo i fatti e solo dopo potremmo costruire, forse, un differente giudizio sul vostro operato e sulla vostra identità. Questo non dipende da noi ma da voi.
Oggi abbiamo un’idea molto chiara di chi siete e cosa avete combinato sul campo della costruzione dell’illegalità diffusa. Noi la realtà vera la viviamo tutti i giorni nei nostri quartieri e quindi non serve che vi affatichiate tanto nel dimostrare ciò che non avete fatto e ciò che non siete.


















