La recente conversione dall’Islam al Cattolicesimo del giornalista e scrittore Magdi Allam, cui Lei fa riferimento nel suo articolo sul quotidiano "Libero" del 4 aprile u.s., è un chiaro esempio di quale sia la libertà concessa agli uomini di ogni religione che vivono nei Paesi occidentali. Qui un uomo di fede musulmana può seguire i suoi sentimenti e decidere liberamente di aderire alla religione cattolica senza che la società lo condanni. Altrettanto liberamente Lei ha potuto percorrere un tragitto di fede opposto.
Pertanto ci siamo stupiti che proprio Lei, Vice Presidente della CO.RE.IS e dalla meritata fama di essere un musulmano moderato, abbia commentato così duramente la scelta di Magdi Allam di abbracciare un'altra religione. Ci stupisce soprattutto che Lei abbia parlato apertamente non già di conversione, ma di "apostasia". È questa una parola inequivocabile, che segnala l’aspetto “illegittimo'' della conversione, come confermano le sue parole: "Non c’era nessun bisogno, per dimostrare l'amore per Gesù, di rinnegare l'amore e la fede per il profeta Mohammed. I musulmani hanno, all’interno della loro dottrina, il riconoscimento più alto della figura di Cristo e della Vergine Maria. Per questo non capisco il perché della scelta di rinnegare la tradizione del messaggio islamico: qualsiasi apostasia è vista con forte perplessità".
Pur senza essere profondi conoscitori della Sua religione, sappiamo che nell'Islam l'apostasia non è ammessa e che comporta l'applicazione di una delle pene-hadd previste esplicitamente dal Corano. Sappiamo che è previsto che il murtadd (apostata) venga sanzionato con la pena capitale se l'atto non sia avvenuto per sfuggire alla morte o a un pericolo grave per sé o per i propri cari e se sia stato compiuto con la precisa intenzione di abbandonare la "vera fede".
In molti paesi musulmani (Pakistan, Afghanistan, Iran, Yemen, Sudan ed Arabia Saudita) la conversione ad altra fede è ancora oggi condannata con la pena di morte. È mai possibile che il diritto insindacabile dell’individuo d’abbracciare e/o rinnegare la propria religione, convertendosi ad un’altra o diventando ateo, non sia universalmente riconosciuto da tutti, siano essi cattolici o musulmani? Lo chiediamo a Lei, che tra i musulmani italiani moderati sembra essere stato l'unico ad utilizzare il termine “apostasia” (che ad esempio l’ambasciatore Mario Scialoja non evoca, parlando di “conversione”) per commentare la scelta di Magdi Allam.
Quanti cristiani hanno abbandonato la loro fede per scegliere l’Islam, senza che contro di loro fosse scagliata una condanna a morte? Soltanto in Italia se ne contano diecimila. La Sua stessa storia ne è testimonianza diretta. In un paese islamico Lei avrebbe avuto lo stesso diritto di scegliere (e cambiare) la propria fede? Perché negare ad altri la stessa possibilità che è stata a Lei concessa?
Sarebbe sconfortante scoprire che nel nostro tollerante Paese, dove fino a prova contraria non vige la Shari'a, un uomo può rischiare la vita per il semplice fatto di essere un "convertito".


















