Nonostante ad oggi, 19 maggio, il “pacchetto sicurezza” del nuovo governo debba essere ancora varato, sui mezzi di informazione sono già apparse le prime indiscrezioni. Tra i vari provvedimenti, si dice che verrà introdotto il reato di immigrazione clandestina. Da persone competenti sull’argomento, poiché nessuno meglio di noi conosce i problemi causati dall’invasione di immigrati clandestini nei quartieri delle nostre città, crediamo di poter ragionevolmente affermare che introdurre nell'ordinamento un reato che punisca l'immigrazione clandestina, al di là di un sicuro impatto propagandistico, non serva a nulla.
Vediamo di spiegare le motivazioni che ci spingono ad essere contrari a questo provvedimento. In Italia vige la regola costituzionale della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva, cioè fino alla pronuncia, in terzo grado, della Corte di Cassazione. Quanti anni durerebbe l’iter processuale necessario alla condanna definitiva per immigrazione clandestina di un cittadino extracomunitario entrato illegalmente in Italia? Quanto costerebbe alla collettività? L’imputazione di immigrazione clandestina diventerebbe inoltre una sorta di permesso di soggiorno, poiché un imputato non può lasciare il territorio nazionale.
Qualcuno potrà rimanere stupito delle nostre perplessità sull’introduzione di un reato di immigrazione clandestina, ma siamo fermamente convinti che per un efficace controllo dei flussi migratori in Italia serva ben altro.
In primo luogo, analogamente a quanto già accade negli altri Paesi europei, servirebbe un’estrema decisione nel respingere, se necessario anche con l’uso della forza, i clandestini alle frontiere terrestri e marittime. Ovviamente senza venir meno alla tutela della vita umana.
In secondo luogo, occorrerebbe recludere nei Centri di Permanenza Temporanea (CPT), per un periodo non inferiore ai 18 mesi, gli immigrati clandestini presenti in Italia; in quest’ottica è necessario che il Governo Berlusconi ribalti completamente la discutibile politica del Governo Prodi: bisogna costruire nuovi CPT e non chiudere quelli già esistenti. Ai detrattori dei CPT è necessario ricordare che essi non sono solo un fenomeno italiano, ma uno strumento diffuso in tutta Europa in seguito all'adozione di una politica migratoria comune con gli accordi di Schengen del 1995. Si tratta di strutture dove le Forze dell’Ordine, dietro comunicazione alla Magistratura, possono trattenere persone che non vogliono né declinare le proprie generalità né il luogo di provenienza e che, proprio per questo, si sospetta possano avere qualcosa da nascondere.
In terzo luogo, occorrerebbe finalmente recepire le proposte di modifica al Testo Unico sull'Immigrazione e al Codice Penale avanzate dai Sostituti Procuratori di Torino Andrea Padalino e Paolo Borgna, con la previsione del reato di cancellazione delle impronte digitali e la reclusione da 1 a 6 anni per coloro che sono trovati con alterazione o mutilazione delle creste papillari dei polpastrelli.
Crediamo che già queste tre semplici proposte potrebbero avere, da sole, una sicura efficacia per rendere impossibile la permanenza in Italia di chi vi giunge solo per delinquere. Verrebbe così assicurato un reale equilibrio tra gli interessi meritevoli di tutela dello straniero, che nel rispetto delle regole s’inserisce stabilmente nel nostro paese, e quelli, altrettanto fondamentali per uno Stato democratico, di garantire per tutti il rispetto delle regole, sanzionando le loro violazioni in modo fermo.


















