"La sicurezza sta a cuore a tutti, ma ha i suoi costi e le risorse sono calate vertiginosamente negli ultimi anni. Preoccupa inoltre la criminalità che opera nel Nord dell'Italia, un fenomeno legato soprattutto all'immigrazione clandestina".
Parole, quelle pronunciate dal nuovo capo della Polizia Antonio Manganelli che rilanciano l'emergenza sicurezza. Il massimo dirigente ha puntato senza mezzi termini il dito contro la criminalità straniera nel corso della sua audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Non è questione di razzismo, ma di dati di fatto. A Torino, in particolare, le cifre sono drammatiche: il 40 per cento della popolazione carceraria è costituita da extracomunitari, un numero che sarebbe ben più alto se si tenesse conto dei rumeni che dal primo gennaio sono diventati cittadini comunitari. E anche le denunce di reato, ormai, registrano in prevalenza una criminalità di origine straniera.
Mentre la criminalità si fa sempre più arrogante, arrivando a conquistare nuove fette di territorio, la Polizia di Stato deve continuare a fare i conti con problemi vecchi, quasi irrisolvibili. Il tanto sbandierato Patto per "Torino sicura", secondo i sindacati di categoria, fino ad oggi non ha portato nulla di concreto.
“La questione è sempre la stessa - sottolinea il sostituto commissario Eugenio Bravo, segretario generale del SIULP - e vale a dire che a Torino mancano 300 agenti. E che quelli promessi dal Ministero ancora non si sono fatti vedere”. Le promesse del Vice Ministro dell'Interno Marco Minniti parlavano di 200 nuove unità da impiegare sotto la Mole. Ma intanto, negli uffici della questura torinese, i trasferimenti continuano a essere in atto. “I venti agenti previsti in arrivo - sottolinea il segretario del SIULP - non faranno altro che tamponare quelli trasferiti a maggio. I conti, quindi, sono presto fatti: 300 uomini mancavano e 300 uomini mancano. I tempi stringono e una data certa su quando le promesse del Ministero diventeranno realtà non c'è”.
Silverio Sabino, segretario provinciale del SAP di Torino e componente dell'Esecutivo Nazionale dell'organizzazione, parla di una polizia che nella nostra città è disarmata "contro una criminalità sempre più forte e invadente. I tanto sbandierati Patti per la sicurezza non hanno fino ad oggi portato nulla di concreto. Sei volanti in circolazione c'erano nei mesi scorsi e sei ci sono oggi. Come si fa a garantire la sicurezza di una città come Torino con sei macchine della polizia? E col Dpef appena approvato il Governo ha previsto ulteriori tagli alla spesa corrente, cioè alla benzina delle macchine, ai ricambi per le auto e ai presidi di polizia".
La sicurezza non si fa con le chiacchiere e la propaganda, ma con azioni e fatti concreti. Quelli che per ora non si sono visti. In queste condizioni la guerra al crimine rischia di diventare l'impari lotta di un fortino di frontiera, dimenticato dall'Impero e circondato dai barbari.


















