C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi

    

Prefetti, pusher e pellegrini


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Il prefetto di Torino dott. Paolo Padoin
Spesso e volentieri abbiamo denunciato, anche da queste pagine, il crescente degrado che investe molte zone di Torino. Porta Palazzo è, tra queste zone, forse la più emblematica. Un'enclave di illegalità a pochi metri da quei palazzi dove chi ha il dovere di governare la città occupa prestigiosi scranni, molto costosi per il cittadino.

In uno di questi palazzi ha sede la Prefettura. Suo inquilino eccellente è il dott. Paolo Padoin, prefetto di Torino. Uomo assai impegnato, il prefetto. Massimo rappresentante dello Stato a Torino, acuto saggista e persino blogger. Attività che lo assorbono totalmente e che, forse, gli impediscono di passeggiare da comune cittadino per le strade della città dove ha un compito istituzionale così impegnativo. È l'unica spiegazione che riusciamo a darci di fronte al suo ostinato negare quello che per molti torinesi è un dato di fatto: ossia che, in molti dei suoi quartieri, la città è scappata di mano a chi dovrebbe governarla.

Un dato di fatto per i residenti e gli operatori commerciali di Porta Palazzo, ad esempio. Ma non per il prefetto che, dal suo blog, si affanna a spiegare come a «preoccupare di più i residenti è la mancata manutenzione di strade e marciapiedi, seguita dalla scarsa illuminazione di alcune vie». I problemi denunciati dai cittadini - scippi, rapine, spaccio ed illegalità diffusa - diventano invece l'invenzione mediatica di piccoli capataz, interessati per oscure motivazioni personali a turbare la città con contestazioni eclatanti, proteste a vuoto e denunce infondate.

Ecco quindi che i sondaggi condotti sul finire del 2009 dal C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi nei mercati della città, i cui risultati fotografano una situazione dove la mancanza di sicurezza è un serio problema per molti cittadini, diventano indagini esclusivamente autoreferenziali. Poco importa che questi risultati siano del tutto omogenei con le statistiche 2009 de Il Sole 24 ORE. I sondaggi attendibili per il prefetto sono altri, ossia quelli presentati da circoscrizioni e comune. Da questi sondaggi la realtà appare ben diversa: la città viene giudicata positiva e vivibile. Il fatto che i sondaggi siano prodotti dagli stessi enti oggetto del giudizio diventa del tutto incidentale.

Appare evidente che il prefetto e noi dei comitati spontanei ci troviamo nel più classico dei cul-de-sac. Per noi la realtà è nera, per il prefetto è rosa. Due posizioni del tutto legittime, anche se inconciliabili tra loro. Ma ecco che un'ignara lettrice romana de La Stampa viene in soccorso alla verità. La signora abita a Roma, è venuta a Torino in occasione dell'Ostensione 2010 della Sacra Sindone e non è sicuramente una simpatizzante di chi anima i comitati spontanei torinesi. Anzi, probabilmente non sa neanche dell’esistenza di questi agitatori borghesi dalle oscure mire agitatorie.

Eppure la signora ha inconsapevolmente fotografato una realtà identica a quella di tanti torinesi e diametralmente opposta a quella del prefetto. E lo ha fatto scrivendo una lettera, pubblicata su Specchio dei tempi il 17 maggio, che manda pubblicamente in frantumi l'immagine di città che ama dipingere il dott. Padoin. Lo spaccato di città che viene descritto è lo stesso che viene da tempo segnalato da cittadini e comitati spontanei. Una realtà che per il prefetto non esiste.

Ecco qual è stata l'esperienza della signora: «Venerdì 7 maggio, io e la mia famiglia siamo venuti a Torino in occasione dell'ostensione della Sacra Sindone e per visitare la vostra città. Dobbiamo dire che la città è molto bella e, sulle prime, ci è sembrata molto migliorata rispetto all’ultima mia visita risalente a 12 anni fa. L'abbiamo trovata affascinante e viva. Purtroppo le cose sono cambiate quando, nel pomeriggio, ci siamo diretti a piedi dal Duomo alla Chiesa Maria Ausiliatrice dove avevamo un appuntamento con una nostra amica suora. Passando da Piazza della Repubblica l'atmosfera e la sensazione di città sicura e pulita è cambiata. Passeggiando nel marciapiede siamo stati abbordati da più persone che ci proponevano droga come in un mercato libero ed impunito. Ronde di polizia in lontananza non impensierivano gli spacciatori che non si facevano scrupoli ad offrirci droga anche in presenza dei miei due figli minorenni. Ora, io non dico che a Roma le cose siano diverse, ma una cosa così in pieno centro io in 45 anni non l'avevo mai vista. Come fanno i residenti ed i negozianti della zona a sopportare una simile situazione?».

Già, come fanno? La signora non sa che i negozianti e i residenti della zona non riescono affatto a sopportare una simile situazione e che sono anni che denunciano un tale girone infernale. Non può saperlo. Vive a Roma. Il problema è che sembra non saperlo anche il prefetto di Torino, che invece dovrebbe essere perfettamente a conoscenza di quello che accade sotto la Mole.

Quale autorità provinciale di pubblica sicurezza il prefetto ha la responsabilità generale dell'ordine e della sicurezza pubblica nella provincia e sovraintende all'attuazione delle direttive emanate in materia; assicura unità di indirizzo e coordinamento dei compiti e delle attività degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza; dispone della forza pubblica e delle altre forze eventualmente poste a sua disposizione e ne coordina le attività. In questa veste, il prefetto dovrebbe porsi al servizio di quei cittadini che denunciano l'illegalità diffusa, prendendo in seria considerazione le loro denunce, senza considerarle mere visioni oniriche.

Sembra invece che la filosofia del prefetto di Torino sia un'altra. Sembra che il dott. Padoin preferisca non prestare eccessiva attenzione alle denunce di certi cittadini. Forse per non attribuire soverchia importanza a chi le pronuncia. O forse perché certe denunce sono il più incontestabile manifesto del fallimento di chi dovrebbe dare una riposta seria a determinati problemi. Un fallimento che è sotto gli occhi di tutti, anche del primo turista romano in trasferta. Un fallimento che è anche, e soprattutto, il fallimento del prefetto di Torino, il dott. Paolo Padoin.


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