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Fretta


FrettaHo scorso il calendario e mi sono accorto con orrore che ci attendono alcuni ponti impressionanti nei prossimi mesi. I ponti mi terrorizzano perché sono il momento in cui chi mi commissiona i lavori ha già un piede sul low cost per qualche località di basso turismo e pretende consegne a tempi da record. Poi, una volta ricevuto tutto, lo lascia a dormire nel disco rigido e parte. Solo al ritorno si accorgerà che gli ho inviato file fatti di caratteri scritti a caso. È la mia vendetta contro la fretta.

La fretta è volgare, ridicola ed è segno di contraddizione. La tizia che all’ufficio postale sbuffa perché davanti a lei ci sono tre pensionati un po' lenti e inizia una lagna contro i malfunzionamenti italiani (come se lei avesse un senso civico danese) è la stessa che in tacchi a spillo e minigonna inguinale, con due gradi sottozero, attende livida il suo turno per ore, paziente come un monaco buddista, davanti all’ultimo localaccio di presunta moda. Che dire poi di quelle inutili Giornate della Lentezza o Fiere dello Slow Food che fanno impazzire tutti quegli industriali, stilisti di serie B, pensatori esauriti, caporedattori e signore delle PR che negli altri giorni impongono il culto della fretta ai loro poveri collaboratori urlando: «Mi serve praticamente per ieri». Velocità e lentezza non dovrebbero essere imposti, ma dovrebbero essere l’espressione della propria indole. Anche se noi occidentali siamo sempre stati attratti dalla rapidità. Gli antichi greci, per esempio, che della civiltà occidentale sono stati i padri. Quando, allo scattare del verde, mi affido alla limitata ripresa della mia auto diesel e vedo nello specchietto un presunto cultore della velocità che chiede strada, ripenso al paradosso di Zenone. Achille, il più veloce di tutti, sfidò nella corsa una tartaruga, concedendole un piede di vantaggio. E perse. Perché nel tempo in cui Piè Veloce raggiungeva la posizione X della tartaruga, quella aveva fatto un altro pezzettino di strada ed era arrivata a Y. E cosi via, un pezzettino alla volta. Oggi la tartaruga/diesel vince non per i sofismi di Zenone, ma perché nel frattempo Achille, che compie sorpassi azzardati nel traffico del dopolavoro solo per non perdersi la Ghigliottina di Carlo Conti, si è schiantato contro un palo.

Altre civiltà non hanno tutte la nostra fretta. Se chiedete a un conoscente come va il lavoro, ci sono buone possibilità che vi risponda: «A gonfie vele». Con le vele gonfie e il vento a favore si naviga più velocemente verso la nostra meta. Se fate la stessa domanda a un senegalese («Naka ligéey bi?»), la risposta sarà: «Maangi si kowam ndanka ndanka». Traduco, per chi non conoscesse il wolof: «Mi sto dando da fare, un passo alla volta». In quel «ndanka ndanka» c'è tutta la diversità delle culture: l’Occidente è una lepre, l’Africa un bradipo. Nessuno ha torto e nessuno ha ragione. È indole. E anche paesaggio. Se vi trovate al centro del deserto o della savana non avrete intorno molti obiettivi da raggiungere, quindi non avrete nemmeno la fretta per raggiungerli. Poi, appena arrivati in Europa, gli africani cedono al fascino dell’auto sportiva che da noi impera. E che purtroppo non ha un equivalente nelle sinapsi. Basta ricordare la lentezza ottusa con cui proprietari di una 400 cavalli hanno affrontato il passaggio dalla lira all’euro. Quante volte in uffici pubblici o agli sportelli delle Asl si vedono fratellini di Schumacher impiegare anche un quarto d’ora alle prese con un modulo che chiede nome, cognome e indirizzo. Il motivo è sempre lo stesso. Produce più prestigio sociale il domare un motore del domare i propri neuroni. Proprio come è più cool assiderarsi di fronte a un locale notturno del fare la fila per pagare la bolletta del gas.

C'è poi la velocità ineguagliata di Internet. Ammesso che il modem funzioni, che il sito sia raggiungibile, che DSN, TCP/IP, Wins e altre sigle misteriche siano state settate a dovere. Le autostrade digitali sono spesso insidiose come quelle vere. Sono un modo comodo per velocizzare il traffico delle informazioni, talmente rapido che non c’è mai il tempo di verificare le informazioni. Il vip non ha ancora esalato del tutto l’ultimo respiro ed ecco che scatta la gara per aggiornare la pagina di Wikipedia con la data del decesso e tutti i verbi al passato. È fretta, non velocità. E la gatta frettolosa fece i gattini ciechi. Ovvero, si mandano all’aldilà personaggi che magari hanno solo un raffreddore.

Fonte

Tommaso Labranca, “Fretta”, Film TV, XVIII, 42, 24 ottobre 2010, 98



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