Ciò che è accaduto in viale Padova a Milano, così come in tante altre città italiane e del mondo, è stato il superamento del “tipping point”. Il tipping point è un meccanismo di psicologia sociale che si studia dal 1957 grazie a Morton Grodzins che sul Scientific American, in un articolo intitolato «Metropolitan segregation», spiegò quando, come e perché un quartiere viene abbandonato dai suoi abitanti e occupato da un nuovo gruppo sociale. Esattamente ciò che è successo in viale Padova a Milano e in via Paolo Sarpi, sempre a Milano, o in certi quartieri di Prato, in via Anelli a Padova e in chissà quante altre strade delle città italiane. La spiegazione che ne dette Grodzins è questa: la popolazione di un quartiere si convince che, prima o poi, l'area nella quale vive sarà occupata da un altro gruppo sociale. La convinzione si fa strada, dilaga, diventa una certezza e, alla fine, si realizza. Alcuni iniziano ad andarsene seguiti da altri e poi altri ancora, fino a quando il quartiere viene definitivamente occupato dai nuovi. Il tipping point identifica esattamente quella frontiera psicologica che divide un comportamento individuale da un fenomeno di massa. Un meccanismo psicologico e sociale che ha affascinato l'economista Thomas Schelling che, negli Anni '70, integrò il lavoro di Grodzins nella sua teoria dei giochi grazie alla quale vinse il Nobel nel 2005. Il tipping point spiega perché italiani in viale Padova non ci sono praticamente più e perché quelli che resistono lo fanno solo perché non trovano un compratore disposto a pagare abbastanza per la loro casa. Il tipping point in viale Padova è stato superato: quella strada non è più degli italiani, ma di diversi gruppi etnici in perenne conflitto tra di loro. Quando il ministro Maroni sostiene la necessità di evitare di creare quartieri-ghetto sta dicendo che se in un quartiere si supera il tipping point, quel quartiere è perso per sempre al controllo informale dei cittadini che in quei luoghi sono nati e cresciuti. Controllarlo, a meno di non militarizzarlo, è impossibile perché inevitabilmente lì si crea un sistema di regole e comportamenti che non fanno parte della tradizione locale ma derivano dai sentimenti identitari dei nuovi abitanti. Da qui dovrebbe partire una politica dell'immigrazione degna di questo nome. Prima del tipping point ci può essere integrazione, dopo no.
Fonte
Marco Cobianchi, “Gli scontri a Milano e le terre di nessuno”, E Polis Torino, 17 febbraio 2010, 6


















