Sembrano vivere in estrema povertà, invece costano centinaia di migliaia di euro alle casse comunali. In questi giorni, le porte delle baracche di via Germagnano, vengono sostituite: legno massello per 2.000 euro l'una...
A vederli, trasudano povertà da ogni poro. Non soggiornano certo nel lusso, hanno delle baracche che il Comune mette a loro disposizione e si appoggiano sempre alle proverbiali roulotte. Gli zingari torinesi, in contrasto con il tenore di vita che paiono condurre, costano invece un sacco di soldi alla collettività. Con le tasse dei contribuenti, infatti, si finanziano costosissime e frequentissime opere all'interno dei campi nomadi subalpini, con risultati non certo esaltanti sia per gli investitori, sia per i riottosi beneficiari.
L'ultima trovata di Palazzo di città, è quella di rifare le porte e le finestre alle casupole del campo di via Germagnano. Ce n'era bisogno? Forse no, fatto sta che soltanto quattro anni fa, gli infissi erano già stati tutti sostituiti: nelle nostre case durano un po' di più normalmente. Ma c'erano 200mila euro inviati al Comune dal ministero per il welfare (quello di Roberto Maroni, per intenderci) che andavano assolutamente spesi.
Avrebbero potuto essere utilizzati anche per i poveri, per gli anziani, per altri bisognosi, visto che da Roma non si ponevano vincoli stringenti per l'utilizzo, ma qui s'è preferito con 100mila sostituire gli usci in via Germagnano e con altri 100mila rifare la rete idrica e quella sanitaria al campo di Strada dell'aeroporto. Fantastico. Si sono scelte porte in legno massello dello spessore di 7 centimetri, costate circa 2mila euro l'una. Le finestre, montate e piazzate, vengono invece a costare circa mille euro ciascuna. Ma allo zingaro, è data la possibilità di scegliere: vuoi una porta e due finestre? Benissimo. Desideri invece due porte e una finestra? Ti accontentiamo. Cosi la cifra finale dell'investimento è dipesa anche dal capriccio di ogni singola famiglia. I 100mila euro sono stati “sforati”, ma poco importa. Tanto manco si è fatto un appalto per affidare la fornitura e i lavori. Ci si è semplicemente attaccati ai lavori di manutenzione straordinaria che già erano in corso e, con l'istituto della variante in corso d'opera, si è ottenuto di spendere questi denari senza troppo sbattimento.
Per il momento solo una porta è stata sostituita. Un'installazione pilota, diciamo, per vedere come stava e capire cosa ne pensassero gli zingari. Il giorno dopo era rotta: un bambino l'ha utilizzata come altalena, scardinandola. Secondo la cooperativa che opera presso il campo, la responsabilità sarebbe del Comune, che non avrebbe eseguito i lavori a regola d'arte, mentre invece dagli uffici cittadini si ribatte che l'installazione era perfetta, soltanto che se n'è fatto un uso improprio. Resta la soddisfazione di aver buttato i primi duemila euro, comunque. Ora arriveranno tutti gli altri nuovi infissi. Se a qualcuno interessa sapere che si farà di quelli vecchi quattro anni e sostituiti, la risposta è semplice: saranno gettati via. Anche se alcuni sono ancora perfettamente utilizzabili e in ottime condizioni (alcune famiglie ne hanno curato perfettamente la manutenzione) saranno tutti rimpiazzati e buttati al macero.
Perché se i soldi ci sono vanno spesi. E se il governo taglia i trasferimenti, è giusto indignarsi e gridare all'attentato alla democrazia. In strada dell'Aeroporto, si rifà la rete idrica e sanitaria. Altri 100mila euro affidati senza gara, sempre con il sistema della variante in corso d'opera, che quindi non rientreranno nella contabilità dei già cospicui finanziamenti destinati ai nomadi torinesi dagli enti pubblici.
Detto che sui cartelli che annunciano i lavori nei campi viene omesso il nome e l'indirizzo della ditta appaltante (“Abbiamo paura che vengano a trovarci in sede”, spiega con un sorriso amaro un diretto interessato, “magari perché non gradiscono come un lavoro viene eseguito”) va anche rilevato che tante spese spesso non paiono essere completamente utili per migliorare lo stato di manutenzione dei campi.
I piccoli nomadi dovrebbero anche andare a scuola. Per farlo in modo adeguato, il Comune ha creato un servizio di navetta che li porti dai vari campi presso gli istituti scolastici ai quali dovrebbero essere iscritti. Tale servizio costa la bellezza di 35mila e 500 euro l'anno. Fa un po' specie, diciamo, proprio nel momento in cui l'assessore Maria Grazia Sestero, non solo poco si cura di accompagnare i figli degli altri cittadini (magari italiani) ma impone pure una tassa a chi debba portarli dentro la zona a traffico limitato. Vabbé, non scandalizziamoci, peccato soltanto che i figli dei gitani a scuola non ci vogliano mica andare, così la navetta gira desolatamente mezza vuota. Ma l'istruzione va comunque garantita, no? E allora si pagano altri costi, quelli per remunerare maestri, istruttori e cooperative che operino all'interno dei campi.
Normalmente un cittadino si pulisce casa a proprie spese. E se ha un giardino, se lo cura autonomamente. Ma quando il Comune offre graziosamente l'abitazione ai nomadi, si fa poi anche carico di pagare tutte le altre spese: ecco che quest'anno si è proceduto alla derattizzazione dei campi (37mila euro), alla manutenzione ordinaria (115mila euro), a superare l'emergenza freddo (47mila euro) e per l'appunto alla pulizia dei vari campi (182mila euro iva compresa). Ovviamente gli zingari devono potersi spostare liberamente per la città. Le loro attività imprenditoriali sul territorio necessitano mobilità garantita. Ecco quindi che la civica amministrazione, consiglia loro di prendere i mezzi del Gtt, dove peraltro possono anche darsi da fare in attività che normalmente contraddistinguono il loro core business. Pagheranno il biglietto come qualsiasi altro bipede umano, no? Macché, il biglietto lo offre sempre la città, con i soldi delle nostre tasse: nel 2009 la “Fornitura abbonamenti e biglietti urbani e suburbani Gtt per utenti del settore stranieri e nomadi”, è costata 20mila euro pubblici.
In questo biennio, 2009-2010, si sta anche cercando di far lavorare onestamente i nomadi. Quindi il Comune ha approntato un ambizioso progetto denominato “Tirocini formativi, orientativi e socializzanti per iniziative di formazione lavoro a favore di nomadi, persone vittime di tratta e rifugiati”. Costo? 50mila euro tondi tondi. Sarà interessante vedere quanti partecipanti alle iniziative di formazione, andranno poi veramente a lavorare.
Patrizia Alessi, consigliera Pdl della settima circoscrizione, sottolinea che “per i nomadi la crisi pare non esistere. Il Comune taglia su tutto, ma in molti casi per gli zingari si fanno spese non necessarie e si sostituiscono le porte dopo soli quattro anni. Ritengo che l'integrazione non debba passare attraverso sprechi sproporzionati ma solo attraverso regole uguali per tutti, italiani, stranieri, nomadi ecetera”.
Ad avviso della combattiva consigliera, “trattare in questo modo una sola categoria di persone, è discriminatorio verso tanti altri cittadini bisognosi di aiuto. Chi cambia ad esempio i serramenti dei tanti pensionati che faticano arrivare a fine mese?”.
C'è anche chi, come i nomadi del campo di corso Unione Sovietica 655, non chiede mai interventi al Comune. Stanno bene, si sono costruiti delle lussuose villette, girano con automobili di tutto rispetto. Anche qui, però qualche spesa è stata fatta. Con 250mila euro stanziati dalla Regione Piemonte, sono state rifatte le piazzole e soprattutto si è creata una rete idrica dotata di contatori dell'acqua, in modo che i nomadi paghino d'ora in poi le bollette alla Smat, per quanto consumano dai loro rubinetti. Certo che, prima di rientrare dell'investimento e ammesso che poi tutti siano puntualissimi nel versare quanto dovuto, ci vorranno decenni e decenni.
Fonte
Giovanni Monaco, “Il carissimo nomade nostrano”, Però Torino, IV, 8 (41), 25 giugno 2010, 14


















