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Immigrazione. La memoria corta di Ferrero


«Aumentare i Cpt significherebbe buttare i soldi degli italiani dalla finestra e peggiorare la situazione degli immigrati». Così il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, a margine della presentazione del suo libro Immigrazione. Fa più rumore l'albero che cade che la foresta che cresce, ha risposto a Gianfranco Fini, che aveva auspicato la costruzione dei centri in ogni regione italiana. Probabilmente il ministro Ferrero ha la memoria corta e forse non rammenta che i Cpt sono stati introdotti dal primo governo Prodi con la   legge n. 40 del 1998, che porta la firma dell'allora titolare del dicastero oggi occupato dallo stesso Ferrero, Livia Turco, e del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all'epoca ministro dell'Interno. Ferrero ha anche accusato il centrodestra di alimentare campagne di odio: «A ogni problema indicano come responsabile l'immigrazione e lo fanno su tre reti televisive su sei». Ed è proprio questo «grado di strumentalità pazzesco che ha seminato odio», e in questo aspetto «risiede la differenza tra la destra italiana, estremista, dalle destre moderate europee. In Italia la destra è razzista».

Tralasciando le polemiche sui media, davvero stucchevoli, varrebbe la pena di dire al ministro Ferrero che il centrodestra italiano non è né razzista e né tanto meno falsamente perbenista. È solo realista. Basterebbe guardare i rapporti ufficiali del ministro dell'Interno dello stesso governo di cui fa parte Ferrero per dare un quadro realistico e non propagandistico della situazione. Si legge, infatti, nell'ultimo Rapporto sulla criminalità in Italia presentato dal ministro Giuliano Amato il 20 giugno dello scorso anno: «Negli ultimi vent'anni è cresciuto sensibilmente il contributo fornito dagli stranieri di alcune nazionalità alla diffusione di alcuni reati, in particolare i reati contro la proprietà - ovvero i furti e le rapine - i reati violenti, i reati connessi ai mercati illeciti della droga e della prostituzione. Tale contributo appare sproporzionato per eccesso rispetto alla quota di stranieri residenti nel nostro paese, anche se si tiene conto della presenza di stranieri non documentata». E ancora: «Il trend degli stranieri denunciati per reati inerenti agli stupefacenti, anche in conseguenza dei crescenti flussi migratori clandestini verso l'Italia, è stato tendenzialmente in crescita, con l'effetto di determinare, con il passare degli anni, un consolidamento territoriale da parte di organizzazioni criminali straniere implicate nel narcotraffico, spesso in collaborazione con le organizzazioni italiane. Al riguardo, i dati sul numero di persone coinvolte distinte tra italiani e stranieri evidenziano che mentre nel decennio 1987-1996 le percentuali degli italiani erano nettamente superiori (82,7%) a quelle degli stranieri (17,3%), nel decennio 1997-2006, pur rimanendo il medesimo rapporto, la percentuale di italiani è diminuita (70,8%) ed è aumentata quella degli stranieri (29,2%)».

«L'incidenza degli stranieri - si legge ancora - tra i denunciati, però, varia molto a seconda dei reati. Si va da incidenze basse, come il 3% per le rapine in banca o il 6% per quelle negli uffici postali, al poco meno del 70% che caratterizza i borseggi, ovvero quelli che la classificazione riportata definisce "furti con destrezza". Tra questi due estremi, gli stranieri costituiscono il 51% dei denunciati per rapina in abitazione o furto in abitazione, il 45% dei denunciati per rapina in pubblica via, il 19% per le estorsioni e il 29% per le truffe e le frodi informatiche. Intorno ad un terzo dei denunciati troviamo gran parte dei reati violenti. La quota di stranieri qui va dal 39% dei denunciati per violenze sessuali al 36% per gli omicidi consumati e al 31% per quelli tentati, al 27% dei denunciati per il reato di lesioni dolose. Simili sono poi le percentuali di stranieri sul totale degli arrestati per alcuni reati predatori strumentali, come i furti di autovetture (38%) e gli scippi (29%). È importante sottolineare che la netta maggioranza di questi reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana».

È chiaro che l'immigrazione è un fenomeno complesso che non deve essere trattato solo dal lato della sicurezza, ma va anche detto con forza che la via falsamente perbenista e pseudo-buonista del centrosinistra italiano, che propone l'abolizione dei Cpt e l'introduzione di istituti come la sponsorizzazione e l'autosponsorizzazione, equivarrebbe di fatto ad alzare bandiera bianca ed arrendersi ai flussi migratori incontrollati. In quest'ottica, a rimetterci sarebbero sia gli italiani che gli stessi stranieri, i quali, invece di trovare una situazione migliore rispetto a quella d'origine, rischierebbero di passare da un incubo all'altro, con l'aggravante di essere anche lontani dalla propria casa e dai propri affetti.

Fonte: Ragionpolitica


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