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L'Italia immobile


È meglio sgombrare subito il campo dai dubbi: il razzismo non c’entra proprio nulla. Ma i dati forniti ieri dalla Caritas impongono qualche riflessione, perché dipingono un’Italia che sta cambiando rapidamente, un’Italia che diventa sempre più multiculturale senza tuttavia essere preparata a questa trasformazione. In 20 anni la presenza di immigrati in Italia, infatti, è cresciuta di 10 volte: erano mezzo milione nel 1990, sfiorano i cinque milioni nel 2010. Una crescita che si rispecchia in Piemonte, dove l’aumento in dieci anni è stato altrettanto rapido: dai 100mila del 2002 ai quasi 400mila del 2010. Quello che non è cresciuto, invece, è il sentimento di accoglienza degli italiani, che mostrano «ostilità, compiono spesso atti di discriminazione e anche di razzismo», dice la Caritas.

Certo, colpa della crisi, ma anche di un’integrazione che stenta a decollare. E che presta il fianco a molti altri problemi. Come quello delle scuole dove il numero degli alunni stranieri supera quello degli italiani. A Torino, da San Salvario a Regio Parco, ci sono classi con una presenza di immigrati che arriva al 70%. Dove, per voce degli stessi insegnanti, è difficile fare lezione a causa dei problemi di lingua. E così il percorso didattico va a rilento, con pesanti ripercussioni per tutti, Ma a parlare di classi con un tetto per gli stranieri si è subito tacciati di razzismo. Basta ricordare tutte le polemiche che si sono sollevate intorno al ministro Gelmini, colpevole di aver introdotto una graduale limitazione di immigrati nelle classi. Purtroppo in Italia ogni riforma deve essere affossata sempre dalle critiche degli avversari, lo sa bene anche Sergio Marchionne. Chi cerca di toccare l'immobilismo italico, infatti, finisce dritto nel mirino della protesta.

La crescita della popolazione straniera, tuttavia, fa emergere anche altri problemi. Se è vero, come sostiene la Caritas, che gli stranieri assicurano all’Italia 11 miliardi di entrate, a quasi tutti è sfuggito che un immigrato regolare su tre in Piemonte non ha lavoro. E poi ci sono i clandestini: si stima che siano 500-700mila, ma nessuno è in grado di fornire un dato realistico. C’è chi dice che siano oltre un milione. E sono questi, forse, a fare paura.

Fonte

Filippo De Ferrari, “L'Italia immobile”, Torino CronacaQui, 27 ottobre 2010, 1-5



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