Nella vita istituzionale di un Paese civile ci dovrebbero essere momenti in cui la battaglia ideologica, il lancio di pietre da torri contrapposte, il benaltrismo volto alla costante autogiustificazione si fermano e lasciano spazio al buon senso, al rispetto per il cittadino e per le sue legittime aspirazioni, a quel minimo di umanità che dovrebbe sommuovere, di fronte ad una grave emergenza sociale, anche chi ha dato in passato ampia e triste prova, dagli alti scranni del Palazzo, di sostanziale indifferenza nei confronti del popolo. Una volta di più, questo non sembra accadere in Italia.
Mi riferisco, nello specifico, al cosiddetto «pacchetto (in)sicurezza» ed alla discussione inerente al medesimo svoltasi durante la puntata di Otto e mezzo di giovedì. Presenti in studio il ministro Ferrero, Marina Sereni, Roberto Castelli e Maurizio Gasparri. Due i punti che emergono con drammatica chiarezza dall'impianto del nuovo provvedimento: il pesante inasprimento delle pene per chi si rende colpevole di atteggiamenti anche vagamente omofobici (e abbiamo così resuscitato il reato d'opinione di sapor mussoliniano...) e l'attribuzione della competenza per l'emanazione dei decreti di espulsione alla magistratura ordinaria e non più al giudice di pace. Per quanto riguarda il primo aspetto, non possiamo che rallegrarci per l'indubbio beneficio che dal punto di vista della sicurezza questo provvedimento para-zapateriano comporterà. Si tratta in effetti di un atto doveroso nei confronti di una realtà nazionale, quale quella italiana, notoriamente omofobica, intollerante, strumentalizzata da certo oscurantismo clericale. Il secondo aspetto, d'altro canto, sterilizza in maniera pressoché terminale la legge Bossi-Fini, poiché sovraccarica il già oberato terzo potere dello Stato, facendo in modo che l'eventuale emanazione di un decreto di espulsione avvenga in tempi biblici, mentre la precedente attribuzione di competenza al giudice di pace garantiva la tempestività necessaria a rendere efficace il dispositivo di legge.
Messi ai punti da Castelli e Gasparri, i due esponenti della quasi maggioranza sembrano addirittura gongolare: sono indubbiamente soddisfatti di un pacchetto (in)sicurezza «perfettamente in linea con le direttive europee», che tutela donne e minoranze e che, sostanzialmente, non risolve in alcun modo l'emergenza sociale inerente alla sicurezza del cittadino. Anzi, la aggrava in maniera insensata. Quindi, come è uso e costume alle latitudini di Prodilandia, via col benaltrismo: non tutti i crimini sono commessi da extracomunitari, anzi la più parte sono commessi da cittadini italiani, riguardo al «caso» Reggiani (è diventato un «caso»: non si tratta più di una persona barbaramente uccisa...) non dobbiamo dimenticare che se è vero che il delitto è stato perpetrato da un Rom, è altrettanto vero che è stata una donna Rom ad avere un ruolo determinante nell'individuazione del colpevole, quindi la solita spolverata di perbenismo su violenza domestica a danno delle donne, tutela delle minoranze di ogni specie, orientamento, religione e blah blah blah... Un nulla abissale, insomma. Segno di una indifferenza imperturbabile nei confronti dei reali problemi del Paese.
Ma la cosa peggiore in assoluto risulta essere la perversità dei processi ideologici che hanno portato alla ridefinizione in peius prima ed alla approvazione poi di questo pacchetto figlio del peggiore europeismo gauchista. Se ben ricordate il casus belli fu, per l'appunto, il tragico omicidio di Giovanna Reggiani. Dal sindaco di Roma al ministro degli Interni, tutto l'establishment si schierò apertamente a favore di una maggiore severità delle leggi in materia di tutela della sicurezza. Oggi Rifondazione cosa ha fatto? Ha utilizzato come mero pretesto una particolare congiuntura, della quale anche Prodi deve essersi stranamente reso conto, per modificare in chiave apertamente ideologica, e far quindi approvare attraverso il ricatto politico sistematico, un provvedimento che sconfessa in toto i principi di massima che, a detta degli stessi promotori, avrebbero dovuto animare il cosiddetto «pacchetto sicurezza». E così oggi Giovanna Reggiani è stata uccisa una seconda volta: dall'insensibilità, dalla disumana indifferenza di quanti hanno visto nello strappo del tessuto sociale provocato dalla sua tragica uccisione non un elemento di doverosa, seria e fattiva riflessione, bensì un pretesto per dare ulteriore concretezza a istanze meramente ideologiche. Questo fanno le moderne e post-moderne Marie Antoniette di oggi: di fronte al popolo che chiede pane e giustizia continuano a propinarci i soliti, ammuffiti, croissants...
Fonte: Ragionpolitica


















