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Nel Paese della Croce Rossa


Documentarsi in rete sul problema Rom in Europa (perché la prima cosa che salta all’occhio è che sono un problema: ovunque, e da secoli) non è facile. I dati sono diversi, riguardando gente nomade abituata a mentire su tutto. Uno studio fatto da J.P. Liégeois nel 1994 per la UE stima gli zingari presenti in Europa (comunitaria e non) in 8,5 milioni, per la maggior parte dislocati nell’ex area sovietica. Vi sembrano pochi? Bèh, sappiate che nella Romania-matricola UE sono 2 milioni, discriminati e tenuti fuori dalle grandi città. Dove pensate che andranno, ora che possono? Qui. Statene certi. Dove ne abbiamo già 150mila (e ci sembrano troppi).

Verranno per lo stesso motivo che attrae i delinquenti rumeni, esigua minoranza fra gli onesti venuti qui a lavorare, ma pur sempre venuti (e infatti da quando sono qui i reati in Romania sono calati del 27%...). Il motivo è che qui se sgarri non ti cuccano. Se ti cuccano, non ti mettono dentro. Se ti mettono, non ci resti per molto. Una cuccagna. Non ci credevano quasi, i primi arrivati. E ridono anche ora nel vedere Veltroni che fa il duro, Amato che squittisce di “giri di vite”, Prodi che farfuglia di “pugno di ferro”. Le minacce di “tolleranza zero” in cui si esibisce la sinistra (nel patetico tentativo di frenare il crollo di consensi che le sta costando l’emergenza-sicurezza) sono solo parole.

I Rom lo sanno. E anche se i compagni riuscissero a rimpatriarli davvero (non solo a spostarli da un campo all’altro come fanno) non servirebbe: appena là, rientrano. Quale predatore non tornerebbe in un territorio ricco e indifeso come il nostro? Quale parassita lascerebbe un corpo sano e ben in carne per uno malaticcio e scheletrico? Nei campi nomadi si vedono già auto con targa francese e tedesca: il tam-tam è in corso, e oltre quei 2 milioni in partenza dalla Romania dobbiamo aspettarci ritorni di zingari da paesi dove rubare e parassitare è più difficile di qui. O impossibile, come nella civilissima Svizzera, che non li lascia manco entrare. La reazione popolare allo stupro/assassinio di Tor di Quinto, è un avviso.

La soluzione non sta nell’integrazione (in nessuna nazione gli zingari si sono mai integrati) ma nel “tanto peggio-tanto meglio”. Quando non ne potremo davvero più, faremo come gli svizzeri. Mica ho detto nazisti. Svizzeri. L’Oms e la Croce Rossa sono là.

Fonte

Manlio Collino, “Nel Paese della Croce Rossa“, Torino CronacaQui, 10 novembre 2007



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