La premessa è d'obbligo: a Torino i sindaci li elegge in buona misura “La Stampa”, il quotidiano egemone della città. Rai Tre Piemonte è poco più di un’agenzia che rilegge quanto scritto proprio su “La Stampa”; “Repubblica” è un ottimo giornale che vende pochissimo e “il Giornale” non fa opinione. “Cronaca Qui” resta fuori dai giochi, puntando appunto sulla cronaca e influenzando il voto in maniera irrisoria. Quindi, se si parla de “La Stampa” non si vuole criticare la professionalità (altissima) di chi ci lavora, nè la libertà di scrivere ciò che si vuole; si analizza semplicemente l'operato di una vera istituzione cittadina.
Ciò detto, parliamo della campagna elettorale permanente che il sindaco Chiamparino e la sua giunta riescono a fare in modo gratuito, proprio grazie al quotidiano egemone della città. L'ultimo episodio ha dell'esilarante: il giornale degli Agnelli fa un grande scoop, vale a dire che non ci saranno più i fiori sui ponti di Torino. Quest'anno, per risparmiare, niente fiori. Due paginoni per chiarire a tutti i lettori da Mirafiori a Lucento che i ponti non avranno più i fiori. Manco un bocciolo, avete capito bene, quindi avrete già cominciato a strapparvi i capelli, nel caso non foste calvi. Le masse proletarie di Nizza-Lingotto, nel leggere l'esclusiva notizia, si stavano già organizzando per marciare su Palazzo di Città e chiedere più fiori per tutti, addobbi qua e là, ponti finti anche laddove non corre alcun rivo d'acqua, pur di poter appendere qualche vasetto floreale, corone mortuarie pur in assenza di cadavere, bouquet per le coppie di fatto, fasci di rose rosse in caso di divorzio e mimose a iosa per la festa del papà.
La Digos aveva segnalato prontamente riunioni carbonare nei circoli di San Donato Parella, dove gruppi di pericolosi sovversivi, pur di costringere il Comune a mettere un po' di fiori sui ponti, progettavano attentati contro la quiete pubblica, con l'installazione di ordigni esplosivi proprio sui ponti che, privi d'addobbo, sarebbero stati ritenuti del tutto inutili per la collettività e il proletariato tutto.
Malgrado la recessione economica, malgrado la criminalità, in spregio all'inquinamento dell'aria, incuranti del caro mutui e alcuni anche del fatto che la propria azienda stesse per fallire, i torinesi compatti si stavano mobilitando in difesa dei fiori sui ponti. L'agitazione, tuttavia, è durata un solo giorno.
Perché già l'indomani, su “La Stampa” c'era una foto di Chiamparino alta quantomeno trenta centimetri e in posa da modello californiano, che rassicurava tutti: “Cercheremo di mettere i fiori su qualche ponte”, imboniva il primo cittadino, dotato per l'occasione d'un paio d'occhiali da sole tipo ispettore Callaghan prima maniera.
Il giorno dopo ancora, persino l'assessore Roberto Tricarico non si faceva mancare parecchi centimetri di foto (apparentemente tratta proprio da un volantino elettorale) sorridente, rassicurante, imbonente: “Proviamo a salvare i fiori su tre ponti”, spiegava l'assessore. E meno male, sennò sai che disastro.
Insomma, una grandissima vittoria per il giornale, che nell'arco di soli tre giorni è riuscito a creare un problema (del cazzo) e a risolverlo. Ma un'enorme vittoria soprattutto per chi è stato messo in grado, senza grossa fatica, di prendere un enorme spazio mediatico francamente immeritato.
La cosa di per sè non è neppure tanto sconvolgente, come detto ogni giornale può scrivere ciò che ritiene e considerare importante ciò che preferisce. Ma il problema è proprio la mentalità di questa città, che continua a piangersi addosso e a riversare le colpe di ciò che non funziona altrove, ma che non cerca alternative al proprio interno. Una città che ha persino organizzato un'Olimpiade pur di tirar su la testa, spendendo miliardi di euro pubblici, senza riuscire a migliorare granché la situazione. Un gruppo di potere che si auto legittima, immobile, granitico, intoccabile. E che, anche con la scusa dei fiori sui ponti, continua a godere di ottima stampa e grandissima popolarità. Una situazione talmente incancrenita che persino chi dovrebbe costituire l'alternativa a tale blocco d'interessi, scimmiotta malamente tutti i peggiori atteggiamenti degli attuali potenti. E, se dovesse mai scalzarli, rischierebbe di riproporli paro paro.
Non fiori, ma opere di bene, si dice in caso di lutto. Ma un po' di serietà non guasta anche in assenza di lutto.
Fonte
Giovanni Monaco, “Opere di bene”, Però Torino, III, 3 (20), 16 marzo 2009, 7


















