Pronto? È la segreteria del presidente della circoscrizione Y, posso passarle il Presidente Pifferotto?" Sorbole, sono sull'attenti: prego, passi pure. "Ciaooo - nel circo mediatico-politico ci si dà sempre del tu - Hai ricevuto il comunicato? Facciamo una conferenza stampa del nostro gruppo politico, mi dai un pò di visibilità?". Sì, certo, come no. Click.
Lo statista in questione guida l'amministrazione di uno dei dieci quartieri di Torino ed è esponente di punta di una delle sigle ex-postcomuniste che aborrono sia Berlusconi che la deriva neoliberista del neonato partito democratico. Fa politica a tempo pieno, da decenni, e con la moglie, consigliera comunale, ha messo su una piccola ditta politico-familiare. Avete presente quelli col ditino sempre alzato a contestare l'immoralità altrui e a censurare i conflitti di interesse, gli intrecci tra politica e affare, i grattacieli, le Tav, e ogni iniziativa che abbia anche solo il minimo sentore di utilità? Ecco, questo è il tipo. Solo che a furia di cercare le pagliuzze non si accorgono delle travi a casa propria.
Lasciamo perdere la cafonaggine di farsi annunciare, manco fosse Prodi. E pure quella richiesta di "visibilità" che avanzata al sottoscritto fa davvero ridere. È piuttosto l'utilizzo sfacciato di una carica pubblica a mandarmi in bestia.
Quello che può sembrare un episodio tutto sommato insignificante e marginale di malcostume, l'uso privato di risorse pubbliche (la segretaria è una dipendente comunale così come il telefono è un'utenza del Municipio), testimonia di quanto la degenerazione partitocratica abbia ormai raggiunto livelli francamente intollerabili. Ovvio che di fronte a privilegi e sperperi della casta dei parlamentari e alla greppia del sottogoverno queste cose sono bazzecole, eppure la moralizzazione della vita politica passa anche, se non soprattutto, dai comportamenti quotidiani di quelle istituzioni che sono più vicine ai cittadini. (E non sono comunque bruscolini visto che questi Churchill di barriera si beccano 3558,19 euri al mese).
Bisogna avere il coraggio di proporre l'abolizione delle circoscrizioni, perché non ha più alcun senso mantenere una pletora di consiglieri che replicano in piccolo e, spesso, in modo ridicolo, tutte le magagne del parlamentarismo. Nate negli anni Settanta sull'onda della cosiddetta "partecipazione democratica", l'ubriacatura ideologica tra le più nefaste della nostra storia, da organismi decentrati del Comune, una sorta di kolchoz urbani, le circoscrizioni si sono via via trasformate in assemblee infestate da politicanti da strapazzo, che giocano a simulare Montecitorio, con i vari gruppi e i loro capigruppo, presidenti e vice, coordinatori di commissione e vice, interrogazioni, mozioni, traffici e prebende. Ammettiamolo: le circoscrizioni hanno fatto il loro tempo e sono del tutto inutili.
Vanno decentrati i servizi, dislocando risorse, funzioni e personale, ma di peones di periferia ne facciamo volentieri a meno. L'ideale sarebbe che una parte dei consiglieri comunali fossero espressione di quartiere, forse in questo modo in Sala Rossa eviterebbero di perdere tempo in interminabili discussioni sull'Iraq o sul Dalai Lama e dedicherebbero maggiore attenzione ai problemi della città. Che poi è il motivo per cui li abbiamo eletti.
Fonte: Però Torino


















