Ce lo insegna l'eterna vicenda di una riduzione del nostro personale politico
Tutto è rinviato, quantomeno fino al 2011 prossimo venturo, si intende la riforma di Comuni e Province per ciò che concerne la cronica sovrabbondanza del personale politico che li contraddistingue. Salvi anche – sempre fino al 2011, allorché la complessa materia verrà nuovamente affrontata – i Consigli circoscrizionali delle grandi città, di cui era prevista l'abolizione totale. Cosa che ha indotto un accorto notista politico – Mario Ajello, sul “Messaggero” – a intitolare così un suo corsivo scritto al vetriolo: “Sforbiciare è impossibile”. Vedremo da qui al 2011 se Ajello ha avuto ragione. Il fatto rimane che al dilagare di carrozzoni e poltrone che a livello di amministrazioni locali distingue il nostro Paese, in apparenza non c'è rimedio, o che il rimedio è difficile da trovare tante sono le “accortezze” per restare in sella e spillare soldi ai normali cittadini.
Si parte dalle Comunità montane, dichiarate tali magari con un dislivello di appena qualche decina di metri, e qui qualcosa è stato fatto per porre termine all'anomalia. C'è comunque qualcuno da “aiutare”? Ecco pronta una bella consulenza esterna; e viene spontaneo di incoraggiare il governo a vedere se davvero siano tutte necessarie, o piuttosto un regalo fatto agli amici degli amici. Lo aveva promesso il leghista Calderoli («Cinquantamila poltrone in meno, parola di ministro») il che avrebbe dovuto dire l'addio a tutta quella pletora di minitroni e strapuntini che distingue il nostro sistema politico-amministrativo. Un esempio fra i tanti, la nomina accanto ai consiglieri e ai sindaci di una figura del tutto anomala in ogni altro Paese, ovvero del presidente dell'assemblea, comunale o provinciale, un incarico che in realtà toccherebbe d'obbligo ai sindaci o ai presidenti provinciali.
In tal modo qualcosa in più si è aggiunta al serbatoio di incarichi politici e parapolitici disseminato nel paesaggio italiano, fin nei suoi angoli più reconditi e in apparenza irraggiungibili. Con D'Alema la bicamerale del 1998 discusse con tutta la serietà del caso di abolire le Province, nel quadro, come si disse, di “una razionalizzazione delle spese” pur senza farsi troppe illusioni. In effetti, come ebbe a dire un autorevole esponente di quella bicamerale: «Ci vorrebbe una grande ondata popolare» di indignazione, come si intendeva, visto che di fronte ai sacrifici richiesti ai cittadini il mondo politico non ne faceva nemmeno uno. Ma quanto ci costa quell'insieme di poltrone inutili, tanto care a quel sistema Italia così diverso dal resto del sistema Europa? Ebbene, una cifra totale è difficile da definire, anche perché le Province di Trento e Bolzano sono una entità a parte.
E anche quelle siciliane hanno regole loro proprie. Ci sono tuttavia stime che parlano di stipendi per oltre 61 milioni di euro, ai quali si aggiungerebbe una spesa generale di altri 17 milioni di euro per gli incarichi del sottopotere, o se si preferisce di minor privilegio, dal nord al sud, dal Manzanarre al Reno, e si tratta di un fenomeno che tocca ogni sponda politica, sinistra, centro, o destra che sia, in molti casi, tra voci e sottovoci di spesa superando addirittura i limiti delle indennità parlamentari, che già di per sé non sono cosa da poco. Anche perché nell'arte di gonfiare quella che si fa fatica a chiamare una bustapaga i nostri politici sono dei maestri. La rammentate la decisione di assegnare ad ogni parlamentare un portaborse – o segretario che dir si voglia – pagato dallo Stato, cioè dai contribuenti? Va aggiunto che non furono pochi quei parlamentari che a un tale incarico promossero le mogli. Che diamine, in famiglia due stipendi sono meglio di uno. Perché in effetti l'esempio viene dall'alto. Viene cioè da quel Parlamento – Camera e Senato – che nell'accavallarsi di promesse di riforma, nei fatti poi non si riesce a riformare. Gli stipendi? Si è detto e ridetto che quelli dei nostri deputati e senatori sono fra i più alti in Europa, e una sforbiciata anche qui non ci starebbe male. Provateci tuttavia anche a togliere un solo centesimo dalle tasche dei rappresentati del popolo! Sono urla, recriminazioni, pianti a non finire. La politica ovviamente costa; ma da noi il costo è over-size, cioè fuori misura. Inutile tuttavia ogni promessa di risparmio, ogni euro gettato dalla porta ci mette un attimo a rientrare dalla finestra. Ovvio che si prometta anche di ridurre il numero dei parlamentari, certamente abnorme alla Camera come al Senato. Solo che finora non se ne è fatto nulla.
O meglio, non si è riusciti a far qualcosa. Le spese spicciole vanno di pari passo. Perché le pensioni dei nostri parlamentari sono così alte e garantite da un pur breve passaggio in Parlamento? Perché per esempio l'ex parlamentare X, seppure bocciato dal corpo elettorale, continua a godere della tessera gratuita per il resto della propria esistenza per i viaggi in autostrada? Qui ci fermiamo, perché le lamentele potrebbero continuare a lungo. Le lamentele, del semplice cittadino torchiato dalle tasse, ma che nulla può fare contro i potenti che lo governano.
Fonte
Alberto U. Rogi, “Sforbiciare? Può essere addirittura impossibile”, Esperienza, LX, 2/2010, febbraio 2010, 8


















