Nomadi in partenza anche da Torino?Nomadi in partenza anche da Torino? Il vento di Sarkozy potrebbe spazzare via l’illegalità e l’anarchia che sono il pane e il companatico dei campi nomadi, sia quelli che con linguaggio politicamente corretto si definiscono “regolari”, sia quelli che, mutuando il termine dall’esperienza sudamericana, chiamiamo favelas? E che sono spesso veri e propri fortini della criminalità? Torino, che per un verso o per l’altro non smette mai di essere città laboratorio, potrebbe persino anticipare decisioni a livello nazionale e introdurre per prima il modello francese che, pur tra gli strepiti dell’Europa buonista, si sta dimostrando come l’unica vera risposta all’emergenza.Una decisione sofferta e ponderata, ancora in fase embrionale e foriera di un dibattito politico – istituzionale che immaginiamo acceso – che tuttavia discende dalla verifica di una pericolosità sociale che vede Torino in prima fila, ma che certo accomuna anche una metropoli come Milano. E che si può riassumere in tre punti essenziali: 1) il 15/20 per cento degli zingari censiti nelle ultime settimane ha precedenti penali spesso gravi e il dato si appesantisce con la considerazione che nel conteggio rientrano anche neonati, bambini in età scolare e anziani. Come dire, per essere chiari fino in fondo, che un nomade adulto su due vive quanto meno di espedienti, accattonaggio e reati contro il patrimonio; 2) anche nei cosiddetti campi regolari le nuove disposizioni della Prefettura sono largamente disattese: non viene corrisposto il canone per l’affitto delle piazzole di sosta, non si rispetta l’impegno alla scolarità dei minori, non c’è pulizia delle aree né tantomeno smaltimento dei rifiuti; 3) non è rispettata la disposizione secondo la quale i pregiudicati non possono soggiornare negli insediamenti finanziati e gestiti dai Comuni. Quanto basta per far scattare immediatamente, e dunque prima di qualunque piano teso ad incentivare l’allontanamento volontario degli zingari, l’espulsione dei soggetti più pericolosi che non necessariamente arrivano dai paesi extra comunitari, applicando le disposizioni del Ministero dell’Interno. Se si avrà il coraggio di rendere operativo il piano che è stato discusso in Regione, Torino si porrà all’avanguardia rispetto al resto del paese, tagliando i ponti con anni di miope buonismo (verrebbe da dire di indulgenza plenaria) verso un mondo che non ha mai smesso di vivere sulle spalle della società e ai margini del crimine. Il che non vuol dire che non servano altri fondi per mettere in sicurezza i campi, per garantire cure e scolarità ai bambini, assistenza sanitaria e occasioni di lavoro, purché chi vive di malaffare, o peggio arriva nelle nostre città solo per delinquere, sia messo al bando. Un cambio di passo rispetto al passato che richiede una gradualità e un sistema di intervento giusto, rigoroso e anche condiviso, specie ora che dal Governo sono attesi oltre 5 milioni di euro per le opere di bonifica. Resta da capire come si comporterà la politica quando si troverà ad applicare queste nuove regole che paiono davvero l’ultimo baluardo rispetto all’emergenza. E dovrà scegliere tra far rispettare le regole del vivere civile o continuare a chiudere gli occhi di fronte ad una realtà fuori controllo. Con tutte le ricadute di illegalità che conosciamo assai bene e che finiscono per colpire soprattutto le fasce più deboli della popolazione.
Fonte
Beppe Fossati, “Tra buonsenso ed effetto Sarkozy”, Torino CronacaQui, 23 ottobre 2010, 1-2


















