La lettera di una bambina di soli otto anni. «Chiedo di vivere un po' meglio e sicura»
La scrittura è quella incerta di una bambina delle elementari, l'indignazione la stessa di un adulto. «Sono una bimba di otto anni e chiedo di vivere un po' meglio e sicura, perché non mi sono mai sentita sicura». Poche, secche parole per chiedere di poter tornare a giocare ai giardinetti sotto casa, senza che questi siano ad uso e consumo di tossici e spacciatori. Parole alle quali dare il peso dovuto, così ad Aurora, Barriera di Milano o Porta Pila. L'appello della piccola è riportato in calce ad una delle centinaia di schede che il Coordinamento comitati spontanei torinesi di Carlo Verra ha distribuito e chiesto di compilare ai residenti di Porta Palazzo e Barriera di Milano, prima di rivolgersi nelle prossime settimane anche a quelli di San Salvario e Madonna di Campagna. Un'indagine conoscitiva a domande chiuse sul livello di sicurezza, vivibilità e interazione tra forze dell'ordine e cittadini, condotta nei quartieri più problematici della città. «Sono le voci dei nostri cittadini, forse è davvero il caso di ascoltarli – spiega Verra –. Ci rivolgiamo al sindaco, al prefetto e al questore affinché se ci sono, battano un colpo. Non chiediamo nulla di più che il diritto di qualunque cittadino onesto, vivere in quartieri più sicuri. Lontani dal degrado, dalla criminalità».
Le testimonianze sono raccolte in un corposo faldone, i primi dati emersi sono quelli relativi a Porta Palazzo, dove su un campione di un centinaio di residenti il 72% ritiene insufficiente il controllo da parte delle forze dell'ordine circa lo spaccio di droga, oltre l'82% giudica allo stesso modo gli interventi per la sicurezza dell'area mercatale, stessa percentuale per il controllo sull'abusivismo commerciale, in particolare la domenica. Comunque insufficienti, migliorano di pochissimo le cifre sulle verifiche di locazioni abusive e illegali (72,80%), la sicurezza sui mezzi pubblici (85,10%), l'igiene alimentare (68,44%), la pulizia (62,30%), l'assistenza alle fasce deboli (64,05%). Insomma, una bocciatura totale se si pensa che il 72,80% degli intervistati ritiene insufficiente anche la presenza delle istituzioni.
«Da qui il nostro appello affinché dimostrino maggiore attenzione rispetto a ciò che emerge dal territorio – aggiunge Verra –. Dovrebbe dare da pensare il fatto che una bambina di otto anni, senza che nessuno le suggerisse di farlo, si sia avvicinata al nostro banchetto e, informata delle interviste che stavamo conducendo, abbia deciso di lanciare un appello così forte. Ancora più grave che sostenga di non essersi mai sentita al sicuro. Continueremo le nostre indagini conoscitive, nelle prossime settimane, e le sottoporremo alle autorità cittadine. Augurandoci che non restino lettera morta».
Fonte
Enrico Romanetto, “«Caro sindaco Sergio. Io non posso giocare per colpa dei pusher»”, Torino CronacaQui, 22 ottobre 2009, 6


















