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Il quartiere avverte ''Porta Palazzo peggio di Rosarno''


La piazza in mano a spacciatori e a ricettatori «Il pericolo è latente ma reale per chi vive qui»

Nasconde il fuoco sotto la cenere Porta Palazzo. Tra gli stupefacenti e la diffusa microcriminalità, nel suk della ricettazio­ne del fine settimana. «Ciò che molti fingo­no di non vedere, il dilagare dell’illegali­tà». Ben noto agli ambulanti, che solo pochi giorni fa documentavano l'ultima rissa tra spacciatori e tossici tra i banchi del mercato, quanto ai cittadini del quartiere, tornati a scrivere e denunciare alle massi­me autorità cittadine «il pericolo latente e reale per chi continua a vivere qui».

L'ultima lettera è stata spedita al sindaco ieri, firmata da una donna residente in piazza della Repubblica che chiede l’ano­nimato per ovvie ragioni. «Non lamentate­vi di quanto accaduto a Rosarno visto che i cittadini non li ascoltate e ci fate vivere nell’abusivismo e nell'illegalità».

Il riferimento ai fatti che hanno catapultato l’attenzione nazionale sulla cittadina cala­brese non è strumentale, chi scrive ha ben chiare le differenze. A margine, sulla bozza della lettera, ha appuntato una sorta di diario. «So­no al secondo invio – ­è il 12 dicembre scorso e la lettera era stata già spedita al prefetto e al questore –. Ad oggi nessuna risposta, il disagio aumenta».

Chi vive in piazza, specialmente, si rife­risce al disagio par­lando di «un perico­lo silenzioso», pron­to ad essere alimentato con la benzina dagli antagonisti torinesi, «che ha tra le sue prime vittime le comunità migranti», ma ne capovolge il ruolo agli occhi dei cittadi­ni. Trasformandoli in portatori, loro mal­grado, del disagio di un quartiere che rischia di tornare ad essere ghetto.

Sette mercatini abusivi in quindici giorni non sono pochi, non è più sopportabile lo spaccio in pieno giorno tra le bancarelle e alla chiusura del mercato. «Ci chiediamo come sia possibile uno scempio del genere alla vista di tutti e senza nessun controllo da parte delle istituzioni – prosegue la lettera, raccontando poi la vita di una ordi­naria domenica mattina –. La domenica per noi è un incubo psicologico e fisico, non facciamo che qualcuno faccia un gesto inconsulto. La domenica è sacra, anche per noi, vorremmo vivere in pace e non vergo­gnarci di vivere in un porcile». E ancora. «Avete liberato via Cottolengo, lasciando che si creasse un nuovo mercato quadrupli­cato, fra poco apriremo anche i portoni per farli entrare. Perché non c’è più posto».

Fonte

Enrico Romanetto, “Il quartiere avverte «Porta Palazzo peggio di Rosarno»”, Torino CronacaQui, 15 gennaio 2010, 13



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