«Dovremo fare i conti con un nuovo cantiere per la pavimentazione, quando finirà la tortura?»
Frastornati. È forse il termine che meglio descrive lo stato d'animo di buona parte dei commercianti di via Milano, che dopo aver subito un anno e mezzo di cantieri per il rifacimento della pavimentazione ora si trovano ad attendere un altro cantiere. Questo perché, come è noto, gli eleganti masselli in pietra che dovevano renderla “una via antica dall'aspetto nuovo”, non hanno retto al passaggio di pullman e vetture e dovranno essere sostituiti. A sentire loro però non è solo questo. Piuttosto sarebbe venuto a mancare il sostegno e la manutenzione degli investimenti fatti dal Comune.
Di questa situazione il Comitato Quadrilatero Romano, associazione di commercianti aderente al Ccst che raggruppa circa il 75% delle attività tra via Milano, Galleria Umberto I e piazza della Repubblica lato sud, è intenzionato a chiedere conto direttamente al Comune. E lo ha fatto già con una lettera inviata al Municipio in cui vengono elencati i problemi, definiti gravi, del commercio in quella zona, tra cui il rallentamento dei lavori di ristrutturazione dell'edificio dell'Ordine Mauriziano e i problemi di traffico in piazza della Repubblica.
Al centro però rimane il problema di via Milano. «Qualcuno deve assumersi la responsabilità politica di aver sprecato denaro pubblico e di aver arrecato un danno al commercio della via – spiega Carlo Verra, presidente del Comitato Quadrilatero Romano –. Ora il cantiere dovrà essere riaperto per rifare il manto, e speriamo che il lavoro sia compiuto gratis come riparazione del danno subito dalle imprese che lo hanno fatto prima. E mi domando se la magistratura non ravvisi in tutto questo spreco e disagio un estremo di reato».
I lavori per via Milano, insieme a via San Francesco d'Assisi, deliberati dalla giunta parlano di una spesa complessiva, per rimuovere i masselli e ripavimentare in bitume, di circa 78 mila euro. I cantieri sono previsti per il periodo pasquale.
«Abbiamo già subito un anno e mezzo di lavori – aggiunge Piero Garello, del Bar Ala – e ora arriva un altro cantiere. Siamo preoccupati, soprattutto che quest'altro intervento non generi di nuovo un disastro come ora».
Le buche in effetti sono molte, quando piove si riempiono d'acqua e gli spruzzi delle vetture che passano arrivano fino al primo piano delle case. Poi ci sono le pietruzze letteralmente sparate via, che danneggiano le vetrine. Persino l'arredo urbano è a pezzi. Con fioriere rotte, senza più i pomelli e i piloncini che impediscono la sosta scomparsi e mai sostituiti.
«Io ho la vetrina rovinata per le pietruzze sparate – aggiunge Carmen Tavaglione, titolare di un negozio di telefonia –. E i piloncini per noi erano una sicurezza anche da eventuali rapine. È due anni che non li hanno più sostituiti». Se poi si domanda delle persone che in una buca inciampano o cadono, il numero che si ricava è alto.
«Io personalmente ne ho viste almeno sei o sette – commenta Gianni Baldassar, del negozio di abbigliamento Circe –. Così non si va avanti. Però se i lavori si devono fare che siano fatti in fretta e con precise garanzie sulla definitiva riuscita. Se ci chiudono ancora come faremo?».
«E poi, dopo i lavori, ci va la manutenzione – conclude Cesare Vergnano, titolare di un negozio di abbigliamento –. Infatti non serve solo rimettere a posto, ma anche difendere l'investimento fatto, quello che si vede ora, tra fioriere a pezzi e paletti scomparsi, è vergognoso».
Fonte
Luca Avenati, “Insorgono i negozianti di via Milano”, Torino Cronaca, 18 marzo 2004, 5


















