Un'indagine dei comitati spontanei aveva evidenziato le preoccupazioni dei cittadini che vivono nel quartiere
Il quartiere Borgo Vittoria il suo grido di dolore lo aveva lanciato ben prima dell'omicidio di Giorgio e dell'aggressione di un pensionato di 79 anni per rubargli la pensione. L'ultima volta lo aveva fatto tre mesi fa rispondendo a un questionario che il coordinamento dei Comitati Spontanei aveva diffuso nel mercato rionale di piazza Vittoria e che voleva valutare non solo la qualità della vita dei cittadini, ma anche la loro percezione di sicurezza. Dieci domande dalle cui risposte emerge come chi abita a Borgo Vittoria non solo si senta insicuro nelle proprie case, ma sente distante le istituzioni.
«I risultati dell'indagine – spiega Carlo Verra, presidente del coordinamento dei comitati spontanei – sono stati consegnati in circoscrizione e in comune. Ma evidentemente non li hanno neanche letti». Tre domande su tutte, secondo Verra, mettono in risalto il disagio del quartiere. Al quesito «come giudica l'assistenza alle fasce deboli» oltre il 67 per cento degli intervistati ha risposto insufficiente. Non solo oltre il 73 per cento ha giudicato insufficiente anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. Ripensando, poi, all'omicidio di Giorgio, accoltellato nei giardini di via Vibò da due balordi, non si può non notare che quasi il 60 per cento di coloro che hanno risposto al questionario hanno giudicato insufficiente la presenza di luoghi di aggregazioni pubblici per i giovani del quartiere. Insomma che Borgo Vittoria non fosse un quartiere sicuro lo si sapeva, ma evidentemente andava bene così. «In politica si sciacquano tutti la bocca usando il termine prevenzione – commenta Verra – ma a conti fatti nessuno cerca di metterla in atto. Noi come comitati spontanei non abbiamo alcun potere. L'unica cosa che possiamo fare e lanciare degli allarmi. Così come abbiamo fatto per Borgo Vittoria e anche per tutti gli altri quartieri di Torino. Il problema è che nessuno ci ascolta». E con amarezza che i comitati spontanei constatano come i due cruenti episodi avvenuti nel quartiere siano conseguenze di una politica che fa tanta promesse e pochi fatti, «Purtroppo quando noi diciamo che c'è troppa delinquenza in giro, che i giovani non sanno dove andare, che gli anziani non sanno a chi rivolgersi in caso di aiuto, ci accusano di essere i soliti allarmisti – chiosa Verra –. Ma a differenza di coloro che stanno nei palazzi noi stiamo a contatto con la gente e quindi sappiamo cosa pensa e quali sono le loro paure. Durante la diffusione dei questionari ci siamo resi conto che molti cittadini non sanno nemmeno dove sia e a cosa serve la circoscrizione. E questo denota soprattutto l'assenza delle istituzioni su territorio». Per i comitati la decisione del Comune di Torino di pagare i funerali di Giorgio assomigliano a delle lacrime di coccodrillo. «Siamo nella paradossale situazione in cui il prefetto di Torino si rifiuta di riceverci – conclude Verra – mentre il sindaco e gli assessori ci ricevono ma non ci ascoltano. E quindi è del tutto inutile. Poi però mandano biglietti di condoglianze e parlano di prevenzione».
Fonte
Simona Lorenzetti, “«Le istituzioni conoscevano i rischi di Borgo Vittoria»”, il Giornale del Piemonte, 7 febbraio 2010, 2
















