Il Coordinamento dei comitati spontanei torinesi ha consegnato un dossier in procura in cui si ripercorrono sedici anni di degrado e criminalità nel quartiere. Verra: «Dalla pubblica autorità solo impegni non rispettati»
Un esposto contro le istituzioni cittadine. Quarantatré pagine per spiegare quanto può essere difficile vivere a Porta Palazzo, per mettere nero su bianco quali siano i pericoli che commercianti e residenti si trovano costretti ad affrontare ogni giorno. «Una situazione di degrado socio-ambientale intollerabile – si legge –. Spaccio di droga, furti, scippi, rapine, ubriachezza molesta, violenza fisica e morale: ecco il desolante quadro che ritrae quella che, un tempo, era la fiorente area mercatale più vasta d'Europa». Un voluminoso dossier per chiedere aiuto. Per sollecitare un intervento deciso da parte di istituzioni e forze dell'ordine al fianco di quei torinesi che non si vogliono rassegnare a lasciare il quartiere nelle mani della criminalità. Articoli di cronaca usciti sui giornali cittadini, fotografie e video sono stati raccolti dal Coordinamento dei comitati spontanei torinesi, presieduto da Carlo Verra, in un lungo esposto consegnato nei giorni scorsi al procuratore aggiunto Paolo Borgna, a capo del pool di magistrati che si occupa di sicurezza urbana. Il fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore Andrea Padalino, che in passato aveva già raccolto l'appello dei comitati spontanei. Il dossier ripercorre sedici anni di cronaca a Porta Palazzo, ricordando tutti gli episodi più gravi avvenuti nelle strade attorno a piazza della Repubblica, ma soprattutto denunciando «come e in quale modo, da molto tempo, le istituzioni fossero pienamente a conoscenza della situazione di degrado nella zona». Si parte dal 1994, dalla seduta del Consiglio comunale durante la quale venne presentata la «relazione conclusiva dell'indagine conoscitiva sula situazione dell’area di Porta Palazzo». E tra una lettera e un ordine del giorno si arriva fino ad oggi, descrivendo le maggiori situazioni di disagio, parlando di spaccio e di criminalità, di degrado e sporcizia, ma anche riportando alla memoria le numerose fiaccolate e manifestazioni di protesta inscenate dai cittadini esasperati. E poi si parla di mercato abusivo, di quel suk illegale dietro al Palafuksas che tanto piace agli antagonisti torinesi, dove alla luce del sole si vende merce contraffatta e rubata. Ma non solo. Si elencano anche gli interventi messi in atto dall'amministrazione nel corso degli anni, evidenziandone la scarsa, se non nulla, efficacia. E il corposo dossier del Coordinamento guidato da Carlo Verra si conclude con una semplice quanto dura richiesta, «che ove siano ravvisati estremi di reato e ove ritenga che gli impegni assunti dalla pubblica autorità, e non rispettati, abbiano generato in capo a taluni soggetti – da individuare – un obbligo giuridico al quale non ha fatto seguito la doverosa condotta esecutiva, si proceda nei confronti dei soggetti che saranno ritenuti responsabili della situazione di degrado in cui versa la zona di Porta Palazzo».
Seguono il testo dell'esposto ben 174 allegati, tra ordini del giorno e delibere discussi a Palazzo civico, articoli di giornale, lettere e volantini raccolti dal Coordinamento dei comitati spontanei torinesi, oltre a una serie di filmati che descrivono una situazione di grave degrado nei confronti della quale le istituzioni non possono più fare finta di niente.
Fonte
“Porta Palazzo: un esposto contro le istituzioni”, il Giornale del Piemonte, 21 febbraio 2010, 5
















