I cittadini non potranno essere parte civile. L'amarezza di Carlo Verra: «Basta, mi dimetto»
L'ordinanza viene letta in aula attorno alle 16. Il gup Vincenzo Bevilacqua accoglie le richieste di costituzione di parte civile presentate dal Comune di Torino (avvocato Donatella Spinelli) e dalla Regione Piemonte (è la prima volta di una regione italiana in un processo per stupefacenti, gli avvocati sono Claudio Papotti e Cosimo Maggiore), respinge invece quella avanzata dal Coordinamento comitati spontanei torinesi. I cittadini restano fuori dal processo ai 43 pusher di Tossic Park, l'amarezza di Carlo Verra, portavoce del Ccst, è grande: «Per quanto mi riguarda, dopo aver ringraziato il dottor Andrea Padalino e il nostro avvocato, Angelo Maria Cignatta, rassegnerò le dimissioni al prossimo consiglio direttivo del Coordinamento comitati spontanei torinesi».
Dopo il “no” ricevuto a fine aprile dal gup Chiara Gallo durante il processo agli spacciatori di San Salvano, i comitati spontanei torinesi incassano ora anche il “no” del giudice Bevilacqua. «Il problema è legato al nostro statuto – spiega Carlo Verra –, è troppo generico e va cambiato». È uno statuto, quello del Ccst, in cui la lotta allo spaccio non è considerata come obiettivo specifico del Coordinamento. L'aveva spiegato bene il gup Gallo nella propria ordinanza. «Il Coordinamento – aveva sottolineato il giudice – persegue interessi generali e indifferenziati della collettività e non può ritenersi soggetto collettivo specificamente preposto alla tutela degli interessi lesi dai reati in contestazione. La lotta all'attività da spaccio è infatti soltanto uno degli obiettivi dell'associazione e non ne connota comunque l'attività specifica come caratterizzante l'identità del soggetto collettivo».
«La delusione è tanta – commenta Verra –, i comitati hanno dato tanto per i cittadini di questa città. Da 14 anni, senza rispamio di energie, si sono battuti perché le istituzioni si accorgessero dei problemi di sicurezza in molti quartieri di Torino (in certi casi ci sono riusciti). Hanno parlato con la gente, hanno avuto la fiducia della gente perché gente tra la gente senza fini carrieristici. Se il Comune o la Regione – conclude Verra – avessero profuso le stesse energie dei comitati per migliorare la situazione di certi quartieri, forse la vita dei torinesi sarebbe migliore». Un concetto, questo, ribadito in aula anche da uno dei legali dei 43 inputati, l'avvocato Stefano Tizzani, che ha riconosciuto come i cittadini, a differenza dei politici, siano stati gli unici, in questi anni, a fare qualcosa di concreto contro lo spaccio di droga.
La delusione provata da Carlo Verra è la stessa che al momento della lettura dell'ordinanza raggiunge Bernardo Moscariello, storica figura nella lotta contro Tossic Park e presidente del comitato “Rebaudengo, Berna e Basse di Stura”. «È inutile far finita di niente, in questo momento siamo veramente delusi e amareggiati. Non ci aspettavamo questa esclusione, non pensavamo di uscire dal processo». Moscariello sottolinea i profondi disagi vissuti da anni a causa della presenza degli spacciatori nel quartiere. «Siamo prigionieri in casa nostra, ostaggio dei delinquenti. Non possiamo uscire, non possiamo andare a fare una passeggiata sotto casa. Abbiamo paura. E fa ancora più rabbia pensare che solo ora le istituzioni si facciano avanti. Dov'erano negli anni passati?»
Per quanto riguarda i 43 imputati, in 10 hanno scelto di patteggiare e gli altri 33 hanno optato per il rito abbreviato. Il processo proseguirà il 30 giugno. A rappresentare l'accusa in aula ci sarà il pubblico ministero Andrea Padalino.
Fonte
Giovanni Falconieri, “Processo Tossic Park. Il giudice butta fuori i comitati spontanei”, Torino CronacaQui, 21 maggio 2009, 9


















