Due persone che finiscono in manette per spaccio di stupefacenti possono sembrare poca cosa di fronte alla “terra di frontiera” di alcune vie di San Salvario. Ma per i residenti di via Principe Tommaso quei due ivoriani portati via in volante rappresentano una vittoria, quasi una liberazione. Di sicuro a San Salvario sarà esultanza vera quando i residenti sapranno che grazie alle loro ronde e alle loro segnalazioni il locale fonte della disperazione di una via íntera è stato chiuso. Ma quanta fatica è stata spesa per ottenere questo risultato e quanti rischi hanno corso i residenti durante i loro pattugliamenti sono solo loro a saperlo. «Dopo tre anni dalla prima ronda abbiamo deciso di tornare in strada per riappropiarci del marciapiede sotto casa – spiega Francesco Picciotto, membro attivo del Comitato spontaneo San Salvario aderente al Ccst –. Sono due settimane che “pattugliamo” le strade. Alcuni giorni fa siamo anche stati aggrediti da extracomunitari di colore che tenevano in mano delle bottiglie rotte. Ci siamo salvati solo perchè gli abitanti delle case vicine sono scesi in strada con i cani. Noi non ci fermeremo, continueremo a scendere in strada e se necessario manderemo una petizione direttamente al Parlamento Europeo». Intanto i dubbi restano. «Vogliamo sapere per quanto tempo resterà chiuso quel locale – attacca Carla Rossi, presidente del comitato del quartiere –. Noi residenti, comunque, vorremmo che le serrande di quel circolo non venissero mai più alzate». Richiesta lecita per chi, da anni, è costretto a cedere il passo a delinquenti e spacciatori.
Fonte
Ezio Fenoglio, “San Salvario non vuole mollare, le ronde continuano”, Torino Cronaca, 16 settembre 2004, 4


















