I torinesi si dividono tra favorevoli e contrari all'apertura di una moschea in via UrbinoIl Coordinamento dei Comitati Spontanei di Torino rilancia la proposta di un accordo con Comune e Prefettura per offrire garanzie di vivibilità, sicurezza e decoro ai residenti del quartiere dove nascerà il nuovo luogo di cultoI cittadini chiedono garanzie. Il progetto per la costruzione della grande moschea di via Urbino, che ha avuto il via libera della giunta comunale lo scorso 31 dicembre, non convince neppure i residenti del quartiere. A farsi portavoce delle perplessità e delle richieste dei torinesi è il Coordinamento dei Comitati Spontanei, che in questi giorni di polemiche rilancia la proposta di un patto sociale da sottoscrivere con Comune e Prefettura. Un modo, si legge in una nota del Ccst, per «tentare di coniugare le legittime esigenze della comunità musulmana torinese, che chiede di avere un posto dignitoso dove pregare, e i timori dei residenti, preoccupati per l’insorgere del fondamentalismo religioso e di un peggioramento della qualità della vita nel quartiere». Una proposta, quella del patto sociale, che il Coordinamento guidato da Carlo Verra aveva avanzato già nel maggio scorso, invitando sindaco e prefetto a siglare un accordo che impegnasse le parti a riconoscere «garanzie di vivibilità, sicurezza e decoro a tutti coloro che risiedono nella via e nelle vie limitrofe». Garanzie indispensabili per «mantenere il giusto equilibrio tra residenti e cittadini di fede musulmana – si legge nel documento – ferma restando ogni doverosa adozione delle misure di sicurezza». Una proposta che inizialmente sembrava essere stata accolta con favore dal sindaco Sergio Chiamparino e dal suo assessore alle Politiche per l’Integrazione, Ilda Curti, i quali si erano impegnati a farsi portavoce del Coordinamento presso il prefetto. Dalle parole però non si è purtroppo passati ai fatti. Ora i Comitati tornano a farsi avanti. «Il clima surriscaldato di questi ultimi giorni – dice Verra – è una chiara dimostrazione di quanto il patto sociale da noi proposto sia urgente e necessario per rasserenare gli animi dell’opinione pubblica torinese e costruire intorno all’iniziativa una vera coesione sociale». Un patto, insomma, che offra precise garanzie ai cittadini. Un «accordo preventivo», per dirla con le parole del vice coordinatore regionale del Pdl, Agostino Ghiglia, che impegni i vertici della comunità musulmana a rispettare alcune condizioni imprescindibili per la creazione di un luogo di culto sicuro e rispettoso delle leggi dello Stato. Un patto, insomma, che implichi l’assunzione di responsabilità da parte di chi sarà tenuto a verificarne il rispetto, e che non possa prescindere dalla condivisione dei residenti. E che i cittadini abbiano ancora un urgente bisogno di spiegazioni dettagliate lo dimostra anche la tiepida partecipazione all’incontro organizzato mercoledì sera nel giardino tra strada del Fortino e lungo Dora Agrigento dalla Caritas. Alla preghiera multietnica a favore della realizzazione della moschea in via Urbino hanno preso parte non più di un centinaio di persone. «L’obiettivo è l’integrazione nel tessuto della città delle diverse fedi, in modo trasparente e sereno», ha detto Fredo Olivero della Caritas. Ora è necessario passare dalle parole ai fatti.
Fonte
Simona Lorenzetti, “«Subito un patto sociale per la moschea»”, il Giornale del Piemonte, 7 gennaio 2011, 3


















