La nuova moschea di via Urbino sarà affiancata da un secondo luogo di culto islamico in via MottaroneI Comitati annunciano una petizione per chiedere la firma di un patto sociale«Prima la sicurezza, poi la moschea». Dopo i banchetti del Pdl in Barriera di Milano, ora a scendere in piazza è il Coordinamento dei Comitati spontanei, che annuncia una raccolta firme per chiedere la sottoscrizione di un patto sociale per la moschea. Anzi, per le moschee, visto che a quella in costruzione in via Urbino si è di recente aggiunta, un po' a sorpresa anche per l'amministrazione comunale, quella di via Mottarone. «Abbiamo già iniziato un'operazione di volantinaggio e nel giro di una settimana cominceremo a raccogliere le firme – spiega il presidente del Ccst, Carlo Verra –. La nostra non vuole essere una petizione contro la moschea, ma una raccolta firme per chiedere che finalmente venga sottoscritto un patto sociale tra Comune, prefettura e cittadini». Una richiesta che i Comitati fecero per la prima volta nel maggio dello scorso anno. «La nostra proposta – ricorda Verra – sembrava essere stata accolta con favore dalla giunta Chiamparino. Peccato che poi non si sia mai passati dalle parole ai fatti». E con l'annuncio della prossima costruzione non di una, ma addirittura di due moschee sotto la Mole, la questione del patto sociale è tornata a essere di urgente attualità. «È ora di smetterla di chiacchierare – insiste il presidente del Ccst –. Dobbiamo sederci attorno a un tavolo e pensare seriamente a come offrire precise garanzie ai cittadini in modo da sconfiggerne la paura, i timori suscitati dalla realizzazione di un luogo di culto islamico nel quartiere in cui vivono». Le richieste dei Comitati ricordano da vicino quelle avanzate negli ultimi paesi dal Pdl a Palazzo civico. Innanzitutto, la certezza che Ie prediche vengano fatte in lingua italiana. E poi, la sicurezza. Dentro e fuori dalla moschea. «Per questo – prosegue Verra – pensiamo che sarebbe opportuno istituire un servizio di guardia, con poliziotti o carabinieri, ventiquattr'ore su ventiquattro di fronte a moschee e centri islamici, come già accade in San Salvario davanti alla sinagoga». La raccolta firme da consegnare al sindaco comincerà tra circa una settimana. «Abbiamo già fatto richiesta dei permessi necessari per portare i nostri banchetti nei mercati di Barriera di Milano e nelle strade di Borgo Aurora – annuncia Verra –. Stiamo anche valutando la possibilità di avviare la procedura per richiedere un'audizione in Comune. Quel che è certo fin da ora, invece, è che al termine della petizione organizzeremo una doppia fiaccolata, che si svolgerà in contemporanea nei due quartieri dove dovrebbero sorgere i luoghi di culto islamici». E quella promossa dal Coordinamento dei Comitati spontanei torinesi non è l'unica raccolta firme torinese sulla moschea. Nei giorni scorsi un'analoga iniziativa è stata lanciata anche da «lo Amo l'Italia», il movimento guidato dall'europarlamentare Magdi Cristiano Allam. Il suo coordinatore per il Piemonte, Daniele Galli, ha infatti annunciato una petizione per dire «No alle moschee a Torino, con o senza minareto». «Chiederemo la revoca delle autorizzazioni delle moschee di via Urbino e di via Mottarone – ha detto Galli –, chiederemo che per l'apertura o il mantenimento di simili strutture siano rispettati i requisiti previsti per ogni altro luogo di culto o di riunione aperto al pubblico». E ancora: «Chiederemo adeguate garanzie di ordine pubblico e di rispetto delle regole di civile convivenza, di rispetto per gli altri e per la cosa pubblica e chiederemo che il Comune adotti un regolamento per le strutture già esistenti in cui vi sia l'obbligo di predicare in italiano, vi sia trasparenza e vi siano controlli seri e regolari».
Fonte
Ilaria Dotta, “Torinesi in piazza: «Niente moschea senza sicurezza»”, il Giornale del Piemonte, 20 gennaio 2011, 2


















