Dal cardinale al prefetto, le risposte ai cittadini che chiedono più sicurezza
Torino città violenta? Su questo interrogativo si sono confrontati ieri mattina, a «La Stampa», i principali interlocutori dei cittadini. Seduti al fianco del direttore Giulio Anselmi, il cardinale Severino Poletto, il sindaco Chiamparino, il prefetto Goffredo Sottile, il procuratore aggiunto Francesco Saluzzo. All'altro capo del tavolo, Carlo Verra e Claudio Albera, dei Comitati spontanei di Porta Palazzo e San Salvario, Maria Luisa Coppa, Giuseppe Bagnolesi e Bernardino Garetto, presidenti di Ascom, Confesercenti e Federalberghi Piemonte. Insieme con loro Sergio Menini, il fruttivendolo di via San Francesco da Paola aggredito qualche giorno fa da due tossici. Oltre due ore di confronto, partendo dalle domande poste dal vicedirettore Roberto Bellato, dal capocronista Gabriele Ferraris e dal vice Beppe Minello. Insieme con loro, i cronisti Emanuela Minucci, Alessandro Mondo, Angelo Conti e Lodovico Poletto.
«Il sociologo De Rita sostiene che in questa fase Torino ha bisogno più di preti che di poliziotti. Eminenza è d'accordo con questa analisi?».
CARDINALE: «La funzione della Chiesa è innegabile. Ma credo che ci vogliano sia i sacerdoti sia i poliziotti per garantire la convergenza fra la realtà della Chiesa e quella delle altre istituzioni: comprese quelle che devono prevenire e reprimere».
«Oggi abbiamo aperto le pagine di cronaca con un servizio dedicato ai carabinieri travestiti da spazzini impegnati in un blitz con il concorso dei cittadini. È questo il ruolo dei Comitati spontanei?».
VERRA: «Credo di sì, già dieci anni fa denunciavamo cose che non sono state prese in considerazione. Oggi la soglia di attenzione dei torinesi è molto alta, e io ne vado orgoglioso».
«L'ultimo rapporto Censis colloca Torino fra le città dove si consumano più reati. Stiamo facendo abbastanza per prevenirli?».
SOTTILE: «Siamo in testa alla classifica solo perchè qui si denunciano di più i reati, ecco perchè rifiuto l'etichetta di “città violenta”. Non nego che ci sia stato un aumento dei reati dovuto all'indulto, ma le forze dell'ordine rispondono bene. Enfatizzare l'immagine della città violenta può demotivare gli agenti».
«A proposito di indulto, procuratore Saluzzo se fosse un parlamentare l'avrebbe votato?».
SALUZZO: «Certamente no. Trattandosi di un provvedimento ampio, esteso a reati diversi, il sistema di controllo verso chi è uscito non poteva dare garanzie. Il problema è ancora maggiore in un Paese in cui la soglia delle pene inflitte è bassa, l'esecuzione della pena soffre di molte scorciatoie. L'impegno delle forze dell'ordine è enorme ma capisco il disagio dei cittadini. La percezione del fenomeno è legata a fatti che non possono essere trascurati: la criminalità extracomunitaria è percepita assai peggio che se fosse italiana, del resto la clandestinità non può essere un reato ma nemmeno un diritto; e poi la risposta giudiziaria è lenta, talora ispirata a un buonismo inaccettabile».
«Il sindaco è appena stato ricevuto a Roma dal ministro Amato e ha fatto propria la possibilità, prevista dalla Finanziaria, di prestare impiegati comunali alla Questura per liberare agenti...».
CHIAMPARINO: «Intanto rifiuto l'etichetta di Torino città violenta perchè non aiuta a contrastare le cause del fenomeno. Anzi, lancia un'immagine che non mette in luce la collaborazione fra istituzione e cittadini. C'è una patologia criminale legata a fattori diversi, primo fra tutti i flussi migratori: per controllarli ci vorrebbe un'anagrafe convenzionale. Un primo passo sono gli accordi bilaterali con alcuni Paesi di provenienza, cominciando dalla Romania. E poi c'è la droga: da patologia per deviati, qual era un tempo, è diventata un fenomeno molto più diffuso che permea ambienti insospettabili, credetemi».
«Come vivono questa situazione i commercianti?».
ALBERA: «Guai a minimizzare. Penso al fenomeno dello spaccio, che oggi riguarda anche la parte nuova di San Salvario. Forse non costituisce un pericolo diretto, ma tutto il sistema che ruota intorno reclama misure adeguate».
«Ma quant'è lontana l'immagine attuale di questa città rispetto alla Torino olimpica?».
BAGNOLESI: «Bisogna vivacizzare la città, anche scommettendo sui negozi: le vie illuminate dalle vetrine sono una garanzia per tutti. Non c'è dubbio che l'effetto dell'indulto si stia facendo sentire, ma Torino non è più violenta rispetto ad altre città. Come se ne esce? Coordinando meglio le forze dell'ordine che si sono suddivise il controllo del territorio. Quando subiamo una rapina e chiamiamo il 113, spesso ci sentiamo rispondere: “Non è di nostra competenza deve chiamare i carabinieri e viceversa” e a quel punto si perdono minuti preziosi. C'è di che restare disorientati».
COPPA: «Negli ultimi tempi si è imposta una criminalità non professionale. È una microdelinquenza pericolosa, intuire la reazione di chi ci sta di fronte diventa impossibile. Come Ascom siamo stati i primi a lanciare l'allarme ma non bisogna nemmeno rendere l'idea di una città sotto assedio: così si rischia un effetto-boomerang sull'economia».
«Quali sono le conseguenze sul turismo?».
GARETTO: «Purtroppo è molto difficile ricostruire l'incidenza della criminalità sul turismo: quando un visitatore viene rapinato, di solito si limita a bloccare le carte di credito e in un secondo momento, magari tornato in patria o nella città di provenienza, denuncia la scomparsa dei documenti. Non resta traccia, quindi, di questi fatti. Sono favorevole alla proposta del sindaco di prestare personale alla Questura per liberare agenti da dirottare sulla strada. Allo stesso modo, sostengo la necessità di un controllo più stretto della stazione di Porta Nuova, dominio della malavita. Le forze dell'ordine devono farsi sentire. È giusto che il giornale non nasconda la realtà ma attenzione a non disperdere l'effetto olimpico: aumenta infatti il numero di turisti che riconoscono Torino come una città straordinaria».
PREFETTO: «Il controllo c'è, colgo l'occasione per un pubblico riconoscimento ai vigili urbani. Tenendo presente che la loro funzione non è quella di fare i poliziotti».
CHIAMPARINO: «... a meno che non si cambi la legge».
PREFETTO: «A Torino il coordinamento è il migliore possibile. Talora possono esserci problemi di competenza tra forze dell'ordine ma la commutazione è immediata».
«Nove torinesi su dieci sostengono che la sicurezza è un problema. L'atteggiamento corretto non è quello di minimizzare».
SINDACO: «Ma qui non c'è nessuno che minimizza».
BAGNOLESI: «Ci sono alcuni periodi dell'anno, penso a Natale, Pasqua o alle ferie estive, in cui bisogna potenziare i controlli. Al sindaco, invece, chiedo più telecamere».
SALUZZO: «Attenzione: bisogna lavorare non solo sulla prevenzione ma anche sull'educazione alla legalità. Ricordo che la Procura di Torino, prima in Italia, ha creato un pool di sette magistrati che si occupano di sicurezza urbana».
CARDINALE: «A questo punto ritengo si debba approfondire la riflessione. La verità è che a Torino ci sono due città: una collaborativa, diciamo pure la parte sana, l'altra sommersa. È quella della povertà, dell'immigrazione e della delinquenza. Parlano i fatti, il fenomeno dell'accattonaggio è evidente: non c'è porta di chiesa che alle 8 del mattino non sia già presidiata da uno o due zingari. Ebbene, queste due città devono parlarsi, integrarsi. Alla Chiesa si domanda di svolgere un'opera educativa e caritativa, cosa che fa tutti i giorni. Anche di denuncia. Ma non dimentichiamo che siamo sottoposti ad un bombardamento mediatico, penso alla televisione, che spesso è un incitamento alla violenza e al non rispetto della vita».
VERRA: «Eminenza, l'integrazione però non può voler dire integrarsi con i delinquenti».
CARDINALE: «Ho parlato di integrazione, certo, ma non certo con i delinquenti. Il mio era un discorso più generale...».
VERRA: «Ad ogni modo, oggi a Porta Palazzo il quadro è migliorato: altrove, invece, le cose sono peggiorate. Insomma: quando si interviene in una zona la criminalità si sposta in un'altra. Questo è il problema: affrontare il fenomeno dove si manifesta. Sono contrario a militarizzare il territorio, ma bisogna ridare prestigio alle forze dell'ordine. Certe volte i pattuglioni interforze che girano per San Salvario mi ricordano gli osservatori dell'Onu...».
PREFETTO: «Questo è inaccettabile. Ci sono i numeri degli arresti che parlano».
VERRA: «Questo è il punto. Intervengono quando il fatto è compiuto mentre ci sono situazioni potenzialmente pericolose che non vengono considerate».
PREFETTO: «Ma i pattuglioni fanno anche prevenzione! Sono lì per quello. Stia certo che se accade qualcosa sotto i loro occhi intervengono».
CHIAMPARINO: «Vorrei, per chiudere, ribadire che attorno a questo tavolo nessuno minimizza un problema per la cui soluzione siamo mobilitati ogni giorno e non da ieri. E vorrei anche dire che i titoli ad effetto non bastano. È necessario, e mi ripeto, affrontare le cause che determinano questa situazione come, ad esempio, il controllo dei flussi migratori e un approccio più realistico al problema della droga».
Fonte
“Torino violenta? Guai a minimizzare serve prevenzione”, La Stampa - Ed. Torino, 14 dicembre 2006, 64-5


















