C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi

    

Trecento firme in un'ora per dire "no" alla moschea


Trecento firme in un'ora per dire "no" alla moscheaIl banchetto del C.C.S.T. nel mercato di piazza ForoniNei mercati la petizione del Ccst contro il centro di via Mottarone

Dalle parole ai fatti nel giro di una sola settimana. Il coordinamento comitati spontanei torinesi, meglio noto come Ccst, ha ufficialmente avviato una raccolta firme per dire no alla realizzazione di una moschea in via Cervino angolo via Mottarone, all’interno del quartiere Barriera di Milano.

«Senza un patto sociale nessuna moschea» lo slogan che campeggia a lettere cubitali sui volantini che ieri mattina i membri dei comitati hanno distribuito nel mercato di piazza Foroni. Un’iniziativa che ha già avuto successo se si pensa si sono riversati in circa 300 per firmare la petizione. Uomini, donne, giovani e anziani preoccupati per le trasformazioni del quartiere e per l’impatto che la moschea potrebbe avere sul territorio e sulle abitudini dei cittadini.

«Il Comune ci impone le trasformazioni ma non ci viene mai a chiedere il nostro parere – commenta Sergio, un residente della zona –. Un motivo sufficiente per firmare. Devono smetterla di considerarci cittadini di serie B a cui scaricare ogni problema». Il Ccst, come sempre, vuole chiarezza sull’utilizzo che verrà fatto dei seicento metri quadri di spazio presenti nell’ex magazzino di via Mottarone. Sapere quali spazi verranno utilizzati per le preghiere e quali per le altre attività, sportelli di consulenza piuttosto che centri d’ascolto come dichiarato solo pochi giorni fa dall’imam Mohamed Bahreddine. «Sappiamo poco o niente di questo progetto – spiegano dal Ccst –. Come noi i cittadini. E non è un caso che siano venuti in tanti da noi a chiederci di firmare la petizione». Ma sul banco degli imputati non c’è solo il nuovo centro islamico che potrebbe sorgere alle spalle di corso Vercelli. Anche la moschea di via Urbino, quartiere Aurora, continua a sollevare più di un dubbio.

«Il diritto di culto va rispettato e noi non vogliamo essere da meno – spiega Raffaele Di Cataldo, uno dei primi firmatari –. Ma affrontando questo argomento non dobbiamo dimenticarci del diritto dei cittadini alla sicurezza. Per questo noi continuiamo a ribadire il nostro no alla realizzazione di nuovi centri islamici. Siamo pronti a cambiare idea soltanto se il Sindaco e il Prefetto decideranno di venire incontro alle nostre richieste».

Fonte

Philippe Versienti, “Trecento firme in un'ora per dire 'no' alla moschea”, Torino CronacaQui, 27 gennaio 2011, 15



Condividi questo articolo
OKNOtizie! Segnalo! Upnews! Diggita! Fai Informazione! Notizie Flash! BlogNews! Digg! Reddit! Del.icio.us! Mixx! Google! Live! Facebook! Technorati! StumbleUpon! TwitThis
 
Ti trovi in: Home Documenti Rassegna stampa Trecento firme in un'ora per dire "no" alla moschea

Chi siamo

Confessions of a Shopaholic
Il C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi rappresenta da subito una novità e una anomalia importante nel panorama socio-politico torinese, portando con forza e senza compromessi all'attenzione dell'opinione pubblica locale e nazionale le tante contraddizioni che si celano in molti dei quartieri cittadini, contraddizioni volutamente nascoste dalle istituzioni e fatte passare sotto colpevole silenzio dagli organi di informazione.

Cosa facciamo

Confessions of a Shopaholic
L'azione del C.C.S.T. - Coordinamento Comitati Spontanei Torinesi, indipendente e non legata a partiti politici, mira a coordinare gli sforzi e le iniziative dei comitati spontanei di cittadini nati in molti dei quartieri più densamente popolati di Torino per chiedere una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio, legalità, controllo e rigore contro la microcriminalità e il fenomeno dell'immigrazione clandestina.

Social

Il C.C.S.T. è presente sui principali social network e aggregatori. Seguici anche tu!
     
Visita daiQuartieri, il nostro canale su YouTube! Seguici su Facebook! Seguici su Flickr! - Di prossima attivazione