Assessori del Comune e iman accolgono i fedeli «Chi non dà spazio alla preghiera viola la legge»
«Eid Mabruk». Felicitazioni. L'espressione che rimbalza di bocca in bocca all'Arena Rock di prima mattina sembra un mantra incantato, solo le Alpi sullo sfondo danno la conferma di trovarsi ancora a Torino e non a Marrakech. Stesi o in ginocchio sui tappeti si contano tra i 15 e i 20mila musulmani. Vengono salutati con la stessa locuzione dall'assessore Ilda Curti, che ha partecipato a nome della Città alla grande preghiera collettiva organizzata dall'Umi per la festa di fine Ramadan.
L'evento, concesso per il secondo anno consecutivo all'Unione delle moschee torinesi all'interno del monumentale impianto delle Vallette, è stato un successo tutt'altro che relativo. Tanto che in prima fila, tra le autorità, non c'erano soltanto l’assessore all'Integrazione, fortemente ispirata nel portare il saluto del sindaco dopo essere stata «salutata, applaudita, abbracciata perché con la maggioranza di loro condivido progetti, pensieri, discussioni anche aspre». C'erano gli imam torinesi che da tempo collaborano attivamente con il Comune, Abdelaziz Khounati, presidente dell'associazione La Palma e fondatore della nuova moschea di via Urbino, l’assessore Sbriglio, persino il viceconsole marocchino.
Un occhio chiuso sui venditori di tappeti e palloncini, gioia per migliaia di bambini divisi tra mamma e papà in due zone distinte del grande prato. Gli uomini della sicurezza sono decine, tutti dotati di pettorina e tessera distintivo. Sorvegliano, sistemano, organizzano e fanno in modo che non ci sia troppa confusione davanti ai banchetti che raccolgono la Zakat, l’elemosina rituale e pilastro della fede. A tutti, dopo le preghiere, si rivolge nel suo discorso Brahim Baya, richiamando a rispetto e reciproca tolleranza, dopo aver ringraziato «l'assessore che tutta Italia ci invidia». Già perché a Napoli, con i tappeti stesi in strada, è andata diversamente. «Molte città italiane non hanno concesso luoghi pubblici alle comunità musulmane, violando la legge e i regolamenti – chiosa la Curti, tagliando corto sulle polemiche nate in questi giorni tra il sindaco e la Lega Nord, proprio in merito al culto islamico sotto la Mole –. Si fanno paladini della legalità a senso unico per raccattare una manciata di voti giocando sulla paura che loro stessi fomentano».
Fonte
Enrico Romanetto, “Ventimila islamici nell’Arena Rock diventata moschea”, Torino CronacaQui, 11 settembre 2010, 7


















