Il presidente del coordinamento dei comitati spontanei abbandona la sua attività commerciale a Porta Palazzo dopo le ennesime minacce da parte degli squatter. Ma tra le cause anche il degrado che sta uccidendo il quartiere
Può apparire come una resa, ma più che altro vuole essere una denuncia. Carlo Verra, presidente del coordinamento dei comitati spontanei torinesi, nonché commerciante di Porta Palazzo, chiude la sua attività. Dopo novant'anni è calata definitivamente la saracinesca della ditta «Verra Fiori Artificiali Snc» che si trovava nella galleria Umberto 1 a ridosso del mercato di Porta Palazzo. Da quella posizione privilegiata nel cuore del quartiere multietnico Verra ha raccolto per anni le denunce dei cittadini e dei colleghi. Non solo si è fatto portavoce di quelle denunce esponendosi in prima persone e adesso anche lui paga le conseguenze di una sovraesposizione mediatica che lo ha trasformato nel nemico pubblico numero uno per tutti coloro che vogliono fare di Porta Palazzo terra di nessuno alla mercé della criminalità. Sono numerosi i fattori che hanno influito sulla decisione di Carlo Verra di chiudere i battenti: da un lato la congiuntura economica sfavorevole e la mancata ristrutturazione dell’edificio da parte della proprietà, l’Ordine Mauriziano. Dall'altro, ed è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, le ripetute e costanti minacce da parte di gruppi di anarchici. Ne sono la riprova le scritte con cui è stato tappezzato il quartiere nel fine settimana. Scritte a difesa dell'illegalità e di attacco contro Verra. Non è certo la prima volta che il presidente del coordinamento viene preso di mira dagli anarchici, ma anche dagli spacciatori che imperversano nella zona. L'anno scorso gruppi organizzati appartenenti alle case occupate avevano persino distribuito dei volantini con impressa sopra la faccia di Verra e additandolo come nemico. La sua attività ha inevitabilmente risentito di questo clima.
«Chiudo e lo faccio con sofferenza. È vero che c'è di mezzo anche la crisi, ma posso assicurare che in 90 anni di attività di crisi la società ne ha viste tante. Ha anche superato la guerra – racconta Verra –. Ma il vero motivo è che il degrado della piazza, l'impoverimento del mercato, le promesse disattese dell'amministrazione comunale che da vent'anni parla solo di riqualificare Porta Palazzo e poi non fa niente, rendono impossibile l'andare avanti. E non ultimo le minacce degli anarchici. Sono la ciliegina della torta di questa situazione». Verra non ci sta a sentir parlare di resa e sottolinea che come presidente del coordinamento dei comitati spontanei continuerà la sua battaglia contro l'illegalità. Una battaglia che una decina di giorni fa si è concretizzata in un esposto in Procura nel quale si evidenziano proprio le promesse mancate dell'amministrazione comunale e si documenta con foto e video l'illegalità. In particolare l'ultima battaglia si è focalizzata sul mercato abusivo della domenica, mercato «protetto» dagli anarchici che a più riprese hanno minacciato Verra. «Il mio non è un addio – dice ancora Verra –. A Porta Palazzo ci sono nato e lo dico fin da ora che io sono pronto a reinvestire nel quartiere non appena ci saranno le condizioni per riprendere a lavorare in pace e serenità». Le minacce continueranno, ma lui spera che a cambiare sia Porta Palazzo e così cesserebbero anche gli insulti e le intimidazioni. «Porta Palazzo è una risorsa – chiude Verra –. Ne ero e ne sono convinto. Mi chiedo se chi governa questa città la pensa oltre a dirlo. Il mercato ha come concorrente naturale la grande distribuzione ed è difficile competere con colossi che possono offrire il parcheggio gratis, l'aria condizionata d'estate e il riscaldamento d'inverno. Noi ai clienti offriamo spacciatori, ricettatori, gente che orina per strada. Quando tutto questo non ci sarà più Porta Palazzo sarà di nuovo competitiva».
Fonte
Simona Lorenzetti, “Verra chiude bottega per colpa degli anarchici”, il Giornale del Piemonte, 2 marzo 2010, 3


















