
Si tratta di un atto doveroso, che rappresenta l'emblematica chiusura di un cerchio iniziato più di un decennio fa. Negli ultimi sedici anni, infatti, nel quartiere è cambiato poco o niente in termini di sicurezza, nonostante gli innumerevoli tentativi posti in essere per sensibilizzare le istituzioni ai problemi dei cittadini che vi risiedono e lavorano. Centinaia di denunce, riportate doviziosamente dagli articoli e dai reportage dei mezzi di informazione, testimoniano la lenta discesa agli inferi di un quartiere abbandonato nelle mani di pusher, tossici, abusivi e di una criminalità tanto assortita quanto feroce. La speranza che non si arrivasse alla resa di fronte al degrado e all'illegalità è rimasta tale. Anzi, è successo di peggio: le istituzioni hanno colpevolmente abdicato al loro ruolo, rendendo nei fatti Porta Palazzo un territorio di nessuno.
È quindi arrivato il momento che se ne interessi la magistratura, ravvisando le eventuali responsabilità istituzionali. Nell'esposto, il C.C.S.T. chiede quindi al Procuratore della Repubblica che, ove siano ravvisati estremi di reato, e ove ritenga che gli impegni assunti dalla pubblica autorità, e non rispettati, abbiano generato in capo a taluni soggetti – da individuare – un obbligo giuridico al quale non ha fatto seguito la doverosa condotta esecutiva, si proceda nei confronti dei soggetti che saranno ritenuti responsabili della situazione di degrado in cui versa la zona di Porta Palazzo.
La speranza è che, laddove il buon senso nulla ha potuto, l'intervento della magistratura possa riportare ordine e legalità in un territorio diventato zona franca per la criminalità extracomunitaria ed italiana. E che, finalmente, tutti coloro che risiedono e lavorano nel quartiere possano sentirsi di nuovo cittadini di uno Stato che tutela gli onesti e reprime i delinquenti.


















